Pubblicato da: nonhosonno | giugno 22, 2007

L’uomo di vetrodi Stefano Incerti

Il mercato cinematografico funziona anche così. Cioè che a giugno escono i film che i distributori comprano per le “nicchie”, quei film che non interessano al grande pubblico, e in cartellone possono stare soltanto negli spazi residuali d’inizio estate. Se questo è l’allungamento della stagione cinematografica c’è, per una volta, da esserne felici. Dopo Il matrimonio di Tuya (recensito la scorsa settimana), nelle sale arriva un altro regalo inaspettato, L’uomo di vetro di Stefano Incerti. Napoletano, classe 1965, Incerti ha iniziato come aiuto regista per gli autori della “nuova Napoli” degli anni ’80: Martone, De Caro, Corsicato. Esordisce a metà anni ’90 con il suo primo lungo, Il verificatore, che gli porta un David di Donatello come miglior opera prima. Poi firma un episodio del film collettivo e partenopeo I vesuviani (con Corsicato, Martone, Capuano e la De Lillo), realizza un altro lungo e approda alla consacrazione mainstream “all’italiana”, cioè a un film con la Sandrelli (La vita come viene). Insomma, Incerti pare perdersi nei meandri del cinema di bandiera… fino a questo film, dal soggetto esplosivo, stupefacente.

L’uomo di vetro (tratto dall’omonimo romanzo di Salvatore Palagreco) racconta la storia vera di Leonardo Vitale (1941-1984), primo mafioso ad aver collaborato con la giustizia, pentendosi nel 1973. Arrestato per errore nel ’72, Vitale al rilascio cade in un esaurimento nervoso pervaso di connotazioni mistiche: è l’espressione di una crisi profonda, che porta Leonardo alla volontà di pentimento. Le possibili conseguenze inducono suo zio, Titta Vitale (uomo d’onore e “testa” di uno dei clan palermitani), a internare Leonardo in un ospedale psichiatrico. Nel ’73, però, Leonardo riesce a costituirsi, sfuggendo al controllo dello zio. Confessa subito alla polizia gli omicidi commessi, ma soprattutto inizia a raccontare dell’esistenza di una cosa chiamata “Cupola” e del ruolo preminente di quattro persone al suo interno: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco e il sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Vitale confessa com’è strutturata la mafia, i rapporti tra questa e politica locale e nazionale, persino i particolari più “caratteristici”, come la descrizione del rito di giuramento degli affiliati. Leonardo Vitale fu creduto pazzo e internato in un manicomio per 10 anni. Uscito dal manicomio nel 1984, Vitale viene ucciso dalla mafia. Non tanto per le confessioni fatte, che non avevano portato all’arresto di nessuno, ma perché negli ani ’80 altri pentiti (Buscetta e Tituccio Contorno) stavano parlando, e in un clima civile decisamente mutato. L’uccisione di Vitale fu un monito per loro, e non è un caso se Falcone dedica all’importanza di Vitale alcune riflessioni, in cui alla fine afferma: è augurabile che, almeno dopo morto, Vitale trovi il credito che meritava e che merita. Anche in questo senso il film di Incerti è una sfida vinta. Ma non lo è solo in questo senso, nell’accezione del racconto impegnato, che comunque in questo caso è davvero un pugno nello stomaco. Il regista fa bene a concentrarsi sul personaggio, intessendo un ragionamento sulla mafia quanto sulla follia (che può essere raccontata come il disagio dell’isolamento, la diversità assoluta dal contesto) che non ha nulla dell’ovvia narrazione su Cosa Nostra, cui commissari Cattani, tv e cattivo cinema ci hanno abituato. Incerti cerca, in primo luogo, un modo di raccontare che vada in profondità, che sappia guardare al di là del dato costringendo lo spettatore ad un progressivo soffocamento. Il film non è perfetto, tutt’altro. Ma fa piacere vedere un cinema di idee forti, che non ha paura di angosciare, che non deve per forza mitigare lo strazio assoluto del reale con finali falsi e cerchiobottisti. L’uomo di vetro fa star male ma inchioda lo spettatore a una riflessione complessa. E avvilente. Perché L’uomo di vetro è la storia di un fallimento. Il fallimento di un uomo e del suo tentativo, del fallimento di un paese e delle sue istituzioni. Un lavoro molto interessante. Un cinema che in Italia vorremmo vedere più spesso.

L’uomo di vetro, di Stefano Incerti, Italia, 2007, 96 minuti

Cast: David Coco, Anna Bonaiuto, Tony Sperandeo, Ninni Bruschetta, Francesco Scianna, Tony Palazzo.

Uscita: 16 giugno 2007

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