Pubblicato da: nonhosonno | aprile 13, 2010

L’uomo nell’ombradi Roman Polanski

I grandi film liberano la testa. E portano a considerazioni accessorie, quindi necessarie. La prima è che il magnifico L’uomo nell’ombra ha molti punti in comune con quello che, forse, è il capolavoro di Roman Polanski ovvero L’inquilino del terzo piano (1976). Lì un remissivo impiegato di origini polacche (interpretato superbamente dallo stesso regista) prendeva in affitto l’ex appartamento di una suicida, in una Parigi ostile e soprattutto in un caseggiato con vicini malevoli e aggressivi. Un po’ alla volta, il mite Trelkovski si convinceva che i suoi dirimpettai avevano spinto la precedente inquilina a gettarsi dalla finestra e volevano spingere lui alla stessa morte. Nel film del 1976 è impossibile, alla fine, capire se la paranoia del protagonista sia il motore degli eventi o se, davvero, il “socius”, il volere sociale, voglia espellere il diverso (nonché il meno violento) dal proprio corpo. Ne L’uomo nell’ombra troviamo un ghost-writer inglese (Ewan McGregor) soggiornare in un’inquietante e ventosa isola del New England per terminare “l’autobiografia” dell’ex premier britannico Adam Lang (liberamente ispirato a Tony Blair). Il suo predecessore, stendendo il libro, è morto misteriosamente lasciando l’opera incompiuta. Lentamente, il nuovo “uomo ombra” si troverà a indagare su tutto quel che non torna nelle memorie di Lang e il dubbio lo assale: e se il suo predecessore fosse stato ucciso? E se tutti quelli che indagano su Lang facessero la stessa fine?

Seconda analogia: questo magnifico (magnifico) film ricorda, per stile e temi, l’ultimo lavoro di un altro ex visionario (che, forse, l’età e lo spirito dei tempi hanno reso classico). Si tratta de La promessa dell’assassino di David Cronenberg, film con Viggo Mortensen ambientato in una Londra oscura, in cui l’ostetrica di origine russa Naomi Watts scopre casualmente la potenza devastante dell’Organizatsya. La mafia russa, appunto, che controlla, ordina, detiene più di quanto osassimo sospettare. Strana convergenza, quella Polanski-Cronenberg, due ex enfants terribiles che non si sono mai fermati, che non si sono mai dati per scontati. Ne La promessa dell’assassino e L’uomo nell’ombra uno straniero sprovveduto intuisce il male che si nasconde dietro l’apparenza. Ewan McGregor, del tutto digiuno di politica (e proprio perciò scelto come prosecutore della biografia dell’ex premier) squarcia il velo di Maya, così come la semplice infermiera Watts scopriva la violenza più ferale dietro le tende di un ristorante. Niente è come sembra. L’infermiera quanto il ghost-writer si troveranno in un intrigo molto più grande di loro. Tanto tanto Hitchcock in entrambi i casi: sintonia che fa riflettere, deriva hitchcockiana comune. Nel film di Polanski, uomo nell’ombra è anche lo stesso ex leader laburista. Lang (Pierce Brosnan) è un uomo in cui verità e menzogna si mischiano nella quasi totale inconsapevolezza. Anche Lang, a suo modo, è vittima di un meccanismo che sfugge persino al suo controllo. È il meccanismo sociale, costrittivo, alienante, di cui il regista polacco ci parla da sempre.

L’uomo nell’ombra è un film denso e potentissimo. Ma se si deve trovare la colonna portante, è ancora una volta il rapporto tra illusione individuale e realtà sociale, tra creazione della verità (apparente) e la sua decostruzione. Come se il mondo funzionasse a due velocità: in profondità, grazie alla macchinazione viscerale del potere, in superficie nella buona fede esibita e venduta alle masse. Questo permette agli esseri umani di sopravvivere. A non scatenare la guerra di tutti contro tutti. Hobbesianamente, il potere mette in ordine le pulsioni di un mondo infernale. E le “narra” in modo accettabile ai sudditi. Ma questa forma di potere è davvero il male? È forse questo il nuovo interrogativo del regista (che di ben altro Male ha parlato ne Il pianista), palesato nella scena del confronto tra Lang e la sua ombra McGregor a bordo dell’aereo. L’essenza del potere è non rivelare la propria natura di mantide religiosa, mascherarla per ciò che non è, glorificarla nascondendone gli orrori e gli errori. Questa illusione ci permette di vivere.

La comparazione tra L’uomo nell’ombra e L’inquilino del terzo piano, che distano 35 anni l’uno dall’altro, è utile perciò a una riflessione. L’ambiguità, rispetto al grande film del ’76 passa dall’espressione visiva al plot. La storia (tratta dal romanzo di Richard Harris) prevale sulla visionarietà: le figure che scrutavano il povero Trelkovski dalle finestre delle loro case hanno qui echi nella meccanicità dei personaggi di contorno, negli imperturbabili volti dei “servitori” di Lang (gli uomini in guardiola), nelle enormi finestre da cui, selvaggio, si scorge un paesaggio ben poco amichevole. Ma la trama – lineare – vince e si fa portatrice degli interrogativi. L’ambiguità viene, per così dire, “interiorizzata” dal racconto. Anche l’ultimo Cronenberg ha subito simile metamorfosi. Già nell’esemplare A History of Violence, il canadese ha sposato una classicità narrativa tra le cui pieghe si nasconde l’ambiguo, lasciandosi alle spalle un immaginario fatto di pistole che uscivano dalla carne, di parti mostruosi e innesti uomo-macchina. Differenza tra esprimere visivamente e rivelare narrativamente (ma la claustrofobia, in ogni caso, resta). L’uomo nell’ombra, che è un grande film, porta lo spettatore per mano nel disvelamento di un potere orribile, assassino e ineluttabile. E qui si potrebbe aprire un’ennesima riflessione: è più inquietante, in fondo, la chiarezza di questo noir polanskiano o l’orrore dei suoi capolavori surrealisti? Ci inquieta di più la verità del moderno o il relativismo che Lyotard battezzò “post-moderno”?

L’uomo nell’ombra (The Ghost Writer), di Roman Polanski, USA/Germania/Francia, 2010, 131 minuti

Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi, Timothy Hutton, Eli Wallach, Tom Wilkinson, Robert Pugh, Jaymes Butler, Daphne Alexander, Marianne Graffam, Nyasha Hatendi

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita in Italia: venerdì 9 aprile 2010


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Responses

  1. T’ho cercata su Antefatto e sul numero del quotidiano di oggi. E ho trovato il tuo blog 😀

    Firmato: il compagno di birre e chiacchiericcio di stasera, al Fanfulla per i Comaneci.

    Continua così, ciao!

    Dario


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