Pubblicato da: nonhosonno | aprile 19, 2010

Perdona e dimenticadi Todd Solondz

Joy ha un marito drogato e pervertito. Lei lo ama, ma lui non riesce a evitare siti porno, telefonate erotiche a sconosciute, coca e crack. Joy decide di prendersi una “pausa” e dal New Jersey vola in Florida dove vive la sua famiglia. Sua sorella Trish ha tre figli, una nuova relazione e un marito in carcere perché è un pedofilo. L’altra sorella, Helen, è una sceneggiatrice affermata. Ricca, infelice, insopportabile, ha tagliato i ponti con la famiglia. Nel seguito di Happiness ritroviamo le tre sorelle al centro di un mondo devastato. Ma, dal 1998, lo stile di Todd Solondz è cambiato e gli esiti di Perdona e dimentica (il titolo originale, molto più evocativo, è Life during wartime) sono migliori. Regia e fotografia sono più rigorose fin dalle prime scene, semplici quanto eleganti. Il film si apre sul primo piano di una donna (Joy) con le lacrime gli occhi. Segue un controcampo sul suo interlocutore (il marito), sull’orlo di una crisi di nervi. I dialoghi sono surreali: dovrebbe essere un momento romantico, ma alla fine piangono tutti. Un semplice campo e contro campo fa crescere l’angoscia e l’inadeguatezza della situazione. Poi arriva l’inquadratura di raccordo, che colloca i due personaggi nell’ambiente e dà conferma che si trovano in un modesto ristorante. Dal pulito montaggio della prima scena, dopo i titoli di testa, passiamo alla successiva. In cui la macchina da presa parte invece con un movimento fluido. Siamo in un altro ristorante, molto più elegante, e il movimento suadente della macchina presenta prima il contesto per poi raggiungere altri due personaggi a un tavolo. Sono Trish e il suo nuovo uomo. Su cui poi si sofferma, con primi piani, il resto della scena. Elegante incipit (una specie di chiasmo registico), che presenta subito il tratto migliore di questo film “musicale” e girato con gran classe. In Perdona e dimentica la presentazione degli ambienti, la precisione nel disegnare scorci urbani, geometrie glaciali e interni definiti al millesimo (poster alle pareti compresi: quadri di Daniel Johnston, locandine dei Neutral Milk Hotel e di I’m not there sono una chiccheria) sono i tratti stilistici più forti. La precisione degli oggetti e l’immobilità degli edifici sono le uniche cose solide del mondo. L’umanità, invece, ai tempi di guerra (questi) è scombiccherata, disastrata, alla frutta.

Rispetto a Happiness non solo la messa in scena è più pulita, ma c’è anche meno sarcasmo e c’è molto più humour (ebraico). Solondz sembra aver lavato i panni un po’ in Woody Allen e un po’ in Philip Roth. Senza perdere quella vena nera nera che lo contraddistingue (una bambina di 8 anni che va a scuola di Karaoke e prende lo Xanax, per dirne una) Solondz arriva a un sottile umorismo disperato. Ne esce, insomma, un film più bello e più vero. Capace di dipingere l’umanità senza dare mai l’impressione di prenderla in giro. La sceneggiatura è un bel congegno soprattutto per quanto riguarda la presentazione dei protagonisti. E ricorda una cantata barocca (Handel risuona a più riprese) in cui le voci entrano una alla volta per incrociarsi con il ritmo giusto e la giusta cadenza.

Perdona e dimentica parla dell’imperfezione umana. Dell’errore e del male che compiamo. Ogni personaggio ha qualcosa da dimenticare, perdonare e farsi perdonare. E, alla fine, il film certifica soprattutto la difficoltà – umana, anche questa – di dimenticare e perdonare. La cosa che in questo bel film non funziona al meglio è forse il finale. Secco, inaspettato, strozzato. Lascia tutto in sospeso. Si ha l’impressione di essere mollati sul più bello. Nessuna storia si chiude tematicamente, ma nessun intreccio resta aperto. Tra le macerie, resta solo il caos e la difficoltà di accettare noi stessi e gli altri. Il più saggio tra i personaggi è, in questo senso, il figlio piccolo di Trish che si prepara al Bar Mitzvah. E se l’altro tema del film è il rapporto tra autenticità e finzione, la più “pura” è Joy (anche se, a un certo punto, di fronte all’ipotesi del suicidio afferma: “preferisco le pillole”) che dice: “Io odio fingere. Tutti fingono. Pensa a un mondo in cui nessuno finge”. Ma senza fingere, forse, si muore o si fa molto male al prossimo. E a fingere troppo, d’altro canto, si arriva dritti dritti allo stereotipo elevato a verità (Trish ne è l’esempio compiuto). Così, in un modo o nell’altro, ognuno dei personaggi cerca la propria misura tra finzione e autenticità, tra perdono e oblio. La soluzione non esiste. Il commovente campionario umano di Solondz, semplicemente, è testimonianza di quanto sia dura la vita.

Perdona e dimentica (Life During Wartime), di Todd Solondz, USA, 2009, 98 minuti

Cast: Shirley Henderson, Ciarán Hinds, Allison Janney, Michael Lerner, Chris Marquette, Rich Pecci, Charlotte Rampling, Paul Reubens, Ally Sheedy, Dylan Riley Snyder, Renée Taylor

Distribuzione: Archibald Enterprise Film

Uscita: Mostra del Cinema di Venezia, venerdì 16 aprile 2010 (al cinema)

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Responses

  1. Ciao Elisa, dopo aver letto alcune delle tue critiche ti scrivo per farti una domanda/richiesta: come te la cavi con le sceneggiatura? Vorrei chiederti di leggerne una che ho scritto per avere una tua critica. Grazie, Luca


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