Pubblicato da: nonhosonno | aprile 1, 2010

Happy Familydi Gabriele Salvatores

Pirandello e Wes Anderson. Sei personaggi in cerca d’autore e I Tenenbaum. La Happy Family di Salvatores ricorda entrambi – più tutti gli 8½ del caso – ma con esiti meno brillanti dell’americano, meno importanti del siciliano (va da sé), assai meno profondi dell’originale felliniano. Abbandonati Ammaniti e le atmosfere noir, il regista di Mediterraneo torna alla commedia omaggiando sopratutto il (suo) cinema, celebrando Milano e divertendosi con alcuni storici compagni di viaggio. Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio in testa. Il protagonista è però Fabio De Luigi, ovvero lo scrittore Ezio, che sta lavorando a una nuova storia. Due famiglie molto diverse tra loro si incontrano, bizzarramente, perché i figli 16enni hanno deciso di sposarsi. Ci sono i ricchi e gli scoppiati. Da un parte l’avvocato Bentivoglio e la rigida moglie Margherita Buy. Pacati e annoiati. Dall’altra lo skipper cannaiolo Abatantuono e l’isterica Carla Signoris. Caotici e diversamente annoiati. I personaggi e l’autore a un certo punto si mischiano sullo schermo. Ezio, infatti, entra nella trama. Per amore diventa protagonista della fiction, visto che la figlia maggiore dell’agiata coppia è bellissima ed Ezio non riesce a sottrarsi al di lei fascino. A un certo punto però lo scrittore si stanca di narrare, lasciando la storia a metà. Ma i personaggi non ci stanno e si ribellano. Come può abbandonarli così? Inoltre: a questo punto anche l’autore si è compromesso… abbandonare loro è come avere paura di “concludere”. Come avere paura di fallire. Anche in amore. Non è un caso, infatti, se il film è dedicato a tutti quelli che hanno paura. Come i primi film del regista erano dedicati a quelli che fuggivano. Due facce della stessa medaglia? Forse, visto che in ogni caso il timore è sempre quello di vivere, di affrontare le sconfitte e di tollerare il “bagaglio” esistenziale che gli anni non fanno che appesantire. È per questo, sembra suggerirci il regista, che ci si rifugia nella narrazione e nel cinema. Perchè, come disse Marx (Groucho) “La vita non ha una trama”. La finzione invece è chiara, distinta e precisa. E il film di Salvatores porta alle estreme conseguenze ciò che la narrazione significa sempre.

Stilizzato, coloratissimo, coreografico, Happy Family insiste con pervicacia a dirci che il mondo del narrato è sempre selezione parziale della realtà. Che ogni film, fosse pure Bergman, è sempre – in maniera più o meno mascherata – idealizzazione e formalizzazione (Hitchcock, del resto, diceva che il cinema è come la vita senza le parti noiose). Oltre a queste riflessioni, il film però va soprattutto preso nella sua leggiadria. Perchè è lieve lieve, Happy Family. E a tratti è gradevole, a tratti è noioso. Molto piacevole, ad esempio, la presentazione dei personaggi in soggettiva. Alla Woody Allen, ma con un formalismo più vicino, appunto, a Wes Anderson. La sgangherata famiglia di Royal Tenenbaum ha davvero parecchi punti in comune con queste due families. Ma se il film di Anderson è paragonabile a una canzone indie pop con la sua malinconia, Happy Family è pop e basta, con tutta la voglia di sognare del caso. L’ottimismo infatti trionfa. Tutti sono felici, buoni e gentili. E tutto appare bello, anche quando – come suggerisce il montaggio di immagini sulle note di Chopin, che ritraggono una Milano notturna con i suoi lavoratori – l’oggetto del narrare è potenzialmente drammatico. Non esiste arte che non sia finzione. Ma, dice allo stesso tempo il regista, non esiste artista che non tragga ostinatamente dalla propria realtà personale e sociale l’oggetto e l’ispirazione del narrare. Il film ogni tanto però scolorisce. Soprattutto nella scena della cena, dove tutti i personaggi si incontrano, ma in cui le gag non sono divertenti. I personaggi non sono tutti ben disegnati.

Svetta Diego Abatantuono. Che spara una battuta dietro l’altra ed è una summa di tutti i personaggi di Salvatores. Perchè è stato in Marocco (e chiede a Bentivoglio se l’ha già visto lì), magari a Marrakesh (Express?), in Messico (Puerto Escondido), a fare il dj a Ibiza (Amnesia). Il problema del film non è insomma il tema. Il problema è che le vicende di queste due famiglie non sono troppo appassionanti. La storia pensata da Ezio non è così entusiasmante. E, alla fine, è quella storia a essere narrata. Nel film e nel meta-film. Annotazione molto positiva, Happy Family rende giustizia alla bellezza di Milano. Bellezza nascosta, misteriosa e profonda.

Happy Family, di Gabriele Salvatores, Italia, 2010, 90 minuti

Cast: Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello, Corinna Agustoni, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci, Sandra Milo

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita: venerdì 26 marzo 2010


Annunci

Responses

  1. Mi ha deluso molto… la comicità troppo superficiale, i personaggi un po’ vuoti, la storia facile, insomma carino ma nulla più! Peccato.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: