Pubblicato da: nonhosonno | maggio 28, 2009

Vinceredi Marco Bellocchio

Marco Bellocchio con i premi non è fortunato. In particolare non lo è stato con Buongiorno, notte che non avrebbe sfigurato come Leone veneziano nel 2003. In quel caso la giuria gli preferì il russo Il ritorno. Film di buona tempra, ma più “concorsuale”: una scelta meno audace. Peccato che pure Vincere torni a casa a mani vuote, ma “il Cannes” appena concluso conferma invece soltanto l’alto livello del miglior festival del mondo. Haneke è un magnifico regista: a leggere la trama de Il nastro bianco e a pensare alla sua fredda macchina da presa viene già l’acquolina in bocca. E del resto, a onor del vero, Vincere è un film molto potente, ma non è un capolavoro.

La storia di Ida Dalser, amante di Benito Mussolini e probabilmente sua prima moglie, madre del primo figlio maschio del futuro Duce (Benito Albino, 1915-1942), è un dramma a tinte foschissime in cui alcune cose funzionano in maniera magistrale e altre meno. Dal punto di vista tematico funziona la scelta di concentrarsi locandina_vinceresull’ossessione della Dalser, abbandonando a un certo punto la figura del Duce. La donna, fino alla fine dei suoi giorni, rivendicò con forza il ruolo che le spettava e il ruolo che spettava a suo figlio: lei era la consorte del Duce (che, avendo sposato Rachele solo in seguito, sarebbe stato bigamo), Albino il suo erede. La Dalser non è mera “vittima”: è essenzialmente folle, derealizzata. Fascista, accecata dalla violenza del potere. Che le piace da morire. Certo, è anche una donna combattiva e cosciente di sé, ma non della propria posizione morale. E certo non si può dire non sia complice del proprio destino. Se Bellocchio non poteva che interessarsi a questa storia di carne, sessualità, morte, a questo racconto fallico e masochista che più di ogni altra storia getta una luce d’orrore nel rapporto indissolubile (indissolubile) tra privato e pubblico di ogni uomo – figuriamoci un capo di Stato – certamente il grande regista piacentino non dimentica la dialettica interna, il rapporto vittima/carnefice che fa di Ida Dalser responsabile del proprio amore per Duce, responsabile della propria sorte. L’unica vera vittima è Albino, il povero figlio, che non si è meritata la follia della storia, personale e collettiva, in cui è stato gettato. Che non merita la mimesi forzata cui viene trascinato. Del resto il rapporto tra Dalser e Mussolini è già segnato dalla scena del primo amplesso: mentre la Mezzogiorno dice «ti amo tanto» e Filippo Timi con occhio sgranato non la guarda neppure in faccia, pensando alla Storia che verrà. La ferocia è maschile. Come è maschile la facilità di “divorare” i figli, le donne. Condivisa è la pulsione di negare parti di sé in vista di un obiettivo narcisistico. Non si prescinde dalla psicanalisi, giustamente.

Purtroppo, dal punto di vista stilistico il film presenta le sue pecche. Eccezionale, libera, addirittura spregiudicata l61e9d_FilippoTimi_01a prima parte. Che ricorda l’eclettismo di Buongiorno, notte, con i suoi inserti immaginari, il suo uso abbondante di musica e sonoro extra-filmico. Un espressionismo marcato, funzionale, a tratti terrificante. La lunga pare centrale, dedicata esclusivamente alla Dalser, non mantiene lo stesso livello né di tensione né di creatività. Come la Mezzogiorno che volutamente non invecchia, come Timi che recita la parte di Albino ragazzo, la cristallizzazione del presente eterno offre al film un cedimento di ritmo. Dove l’eccitamento futurista/fascista, il tetro volto dell’istinto di morte e del piacere del sangue lasciano il posto alla catatonia mortuaria, la potenza cede. Riprende sul finale, in cui Vincere dispiega nuovamente le ali e si rivela disturbante, inquietante, denso. Un lavoro che dispiace non abbia trovato alcun tipo di riconoscimento. La curiosità: Daniele Ciprì è direttore della fotografia. La genialità: come sempre Bellocchio ha un “occhio di riguardo” per la categoria umana che predilige bistrattare, i religiosi.

Vincere, di Marco Bellocchio, Italia/Francia, 2009, 128 minuti.

Cast: Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michele Cescon, Pier Giorgio Bellocchio,  Corrado Invernizzi, Francesca Picozza.

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita: Cannes 2009, 20 maggio 2009 (cinema)

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