Pubblicato da: nonhosonno | maggio 16, 2009

Il canto di Palomadi Claudia Llosa

Orso d’Oro al Festival di Berlino 2009, esce nelle sale La teta asustada della peruviana Claudia Llosa. Titolo che significa qualcosa come “il seno impaurito”. E se anche il titolo internazionale (The milk of sorrow) resta nello stesso orizzonte semantico, una vera traslazione avviene con il titolo italiano, Il canto di Paloma, che “sposta” il primo approccio dello spettatore su un altro elemento. Che certo è importante, nel film. Ovvero il talento della protagonista di inventare canzoni. Talento trasmessole dalla madre assieme a quel latte del dolore di cui parla la distribuzione anglofona. In ogni caso serve una “guida” per comprendere questo lavoro, non di immediata lettura, di una trentatreenne regista di Lima. Intanto, la storia recente del Perù è meno nota di quelle di Argentina, Brasile, Cile. Anche se questo grande paese del Sud America ne ha passate parecchie. Nellocandina_teta dopoguerra si instaura una bella dittatura feroce che mette al bando i partiti ma è solo negli anni ’80 che si scatenano sul serio i gruppi armati contro il regime (da Sendero Luminoso al movimento rivoluzionario Tupac Amaru). Una vera e propria guerra che soprattutto nelle montagne fa decine e decine di migliaia di morti. E gli stupri sono all’ordine del giorno. Soprattutto nelle zone andine, dove vivono i discendenti dei nativi che parlano il quechua. Una premessa utile per il film. Che è la storia di Fausta, nata da una vedova violentata. E il quechua (non lo spagnolo) è la lingua in cui Fausta canta. Il canto è la modalità con cui la ragazza parlava alla madre, che muore nella prima scena del film, lasciando sola la figlia. Una ragazza che, secondo le “credenze” nate durante i massacri dei civili, ha bevuto appunto quel latte della paura e del dolore da quel seno impregnato di violenza. Fausta non è una ragazza “normale” e ha un terrore assoluto riguardo al sesso e agli uomini. Tanto da arrivare a infilarsi un tubero nella vagina.

Ambientato nelle periferie poverissime di Lima, Il canto di Paloma è davvero un film distante. Difficile. Perché non offre premesse per “entrare” nel senso profondo dell’opera, anche se il valore degli elementi in gioco è comprensibile anche senza conoscere a fondo il contesto e la storia peruviani. Però, indubbiamente, è utile sapere che le popolazioni più colpite dalle tragedie degli anni ’80-’90 (quelle cui Fausta appartiene) hanno elaborato delle strategie proprio per reagire e comprendere accadimenti come gli innumerevoli stupri. Quindi Fausta, nel nostro film, è come intrappolata nei retaggi del passato. Fisicamente, per quanto bizzarro sia a dirsi, questo senso di chiusura è espresso proprio dal “tappo” che la ragazza ha inserito nel proprio sesso. Detto tutto questo, però, il film non entusiasma.

Stilisticamente ci sono due scelte nette. La lentezza e i silenzi del mondo di Fausta e, forse per rendere più “potabile” al pubblico internazionale la propria opera, il mondo di contorno che ricorda i Balcani di Kusturica in salsa peruviana. Claudia Lllosa incentra infatti le scene di raccordo e di “decompressione” su una serie di matrimoni (atto di vita e sessualità opposti alla chiusura di Fausta) tetache affondano chiaramente in quel gusto pop-trash-underground cui ci ha abituati il regista di Gatto nero gatto bianco. Non molto interessante, anche se molto funzionale al messaggio finale (l’emancipazione delle popolazioni, oppresse proprio da quelle idee che contribuiscono ad alimentare il loro sfruttamento), la storia della musicista priva di ispirazione, cui Fausta fa da domestica. Facile facile. Già sentita e vista. Alla Berlinale, negli ultimi due anni, piace l’America Latina (nel 2008 aveva vinto il brasiliano Tropa de Elite). Ma qualcosa di poco tornito accomuna – sebbene con toni che più diversi non si può – gli ultimi Orsi d’Oro.

Il canto di Paloma (La teta asustada), di Claudia Llosa, Spagna/Perù, 2008, 103 minuti.

Cast: Magaly Solier, Marino Ballón, Susi Sánchez, Efraín Solís, Bárbara Lazon, Karla Heredia, Antolín Prieto.

Distribuzione: Archibald Enterprise Film

Uscita: Festival Berlino 2009, 8 maggio 2009 (cinema)

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