Pubblicato da: nonhosonno | maggio 4, 2009

Wolke 9 – Settimo cielodi Andreas Dresen

«La stagione dell’amore/viene e va/I desideri non invecchiano/quasi mai con l’età», cantava Franco Battiato. Se non che i desideri possono far male, non hanno niente a che fare con l’etica e su questi temi, su al nord, è difficile che ci facciano due risate. Il film della settimana non è nelle sale (esce il 29 maggio) ed è il vincitore della terza edizione del Mosaico d’Europa Film Fest. Si tratta del tedesco Wolke 9 – in Italia verrà distribuito con il titolo Settimo cielo – lavoro presentato già all’ultimo festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove la giuria guidata da Fatih Akin gli ha attribuito il premio “Coup de Coer” (potremmo dire “amore a prima vista”). Una definizione più che pertinente, perché a prima vista è l’amore che nasce tra Inge e Karl. Solo che Inge è una signora tra i 60 e i 70, sposata da 30 con il coetaneo Werner, e Karl è un 76enne. Non che Werner e Inge non si amassero più: tutt’altro. Il loro legame è forte, la tenerezza e l’amore non li hanno abbandonati, la loro unione appare invidiabile. Ma Inge è guidata da un desiderio incontrollabile, che è incapace di reprimere, verso Karl. Dapprima un fugace rapporto – seconda scena del film – poi un incontro, poi l’amore che esplode con tutta la sua forza. E il matrimonio, dopo 30 anni, è in pericolo. Perché le pulsioni più profonde e viscerali non cambiano mai. Anche se il tempo, invece, passa eccome. E qui sta la scelta portante del film. In questa storia d’amore non è affatto irrilevante che i protagonisti appartengano alla cosiddetta “terza età”. Non è un trucchetto per rendere il film inusuale e strano, per farne un caso. È il succo saliente del bel lavoro del regista Andreas Dresen, classe 1963, nato nella Ddr, regista con molta televisione alle spalle e alcuni titoli sul grande schermo (in Italia è stato distribuito Catastrofi d’amore, 2002). Il tempo esiste e se da una parte c’è l’immutabile, dall’altra sta la complessità dell’esistenza. Così, ignorare la fragilità degli esseri umani e la caducità delle vite è il più grande degli inganni. Forse il peggiore dei delitti.

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Wolke 9 – Settimo cielo è un film costruito molto bene e centellina le proprie carte con perizia. Parte lieve, anche se fin dalla prima inquadratura si legge una certa inquietudine. Ma Inge (Ursula Werner) sembra soprattutto una donna dolce, piena d’amore, vivace e curiosa. Il regista, con pochissimi dialoghi, riesce a dipingerci la vita passata assieme al marito, nel bene e nel male, nella noia (certamente tanta) e nell’affetto. Non ci aspetteremmo, nella prima parte del film, le conseguenze dell’amore che troveremo poi. La sorpresa, proprio perché si parla di anziani e non di trentenni in crisi, risulta ancora più tremenda e la vertigine della tragedia si staglia in modo brutale nel finale. La morte è protagonista indiretta di tutto il concatenarsi degli eventi: morte esorcizzata (dal sesso e dall’innamoramento), morte quotidiana nel matrimonio e nell’abitudine, e morte della moralità in nome del desiderio egocentrico, egoistico, figlio del sempre eterno Es. Nel film, ci sono poi alcune belle scelte di racconto, in particolare le ripetute scene del coro che Inge frequenta, in cui si intonano canti che parlano di quell’ideale amore incorruttibile che vedremo naufragare nella realtà. Un contrappunto forte alla vicenda. Così come ci sono stacchi di montaggio semplici ed efficaci, come ad esempio il passaggio dalla telefonata notturna alla luce primaverile di una gita romantica. E poi, ancora, va rilevata la non invasività della regia che, tanto con primi piani che con campi lunghi, riesce a raccontare i sentimenti molto meglio delle parole.

Settimo cielo (Wolke 9), di Andreas Dresen, Germania, 2008, 98 minuti

Cast: Ursula Werner, Horst Rehberg, Horst Westphal, Steffi Kühnert

Distribuzione: Videa-Cde

Uscita: Cannes 2008, Mosaico Film Fest 2009, 29 maggio 2009 (cinema)

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