Pubblicato da: nonhosonno | aprile 24, 2009

Che – L’argentinodi Steven Soderbergh

La distribuzione rifiuta un film di oltre quattro ore e lo divide in due parti. Così, senza dubbio, si perderanno nessi e rimandi, complessità e articolazione – o per lo meno si assaporeranno a distanza di qualche settimana – della sfida impossibile messa in campo dall’ottimo Soderbergh, ovvero realizzare un film su Che Guevara. Nelle sale si può avvistare perciò solo la prima parte di un film concepito come “intero” e per intero pensato come opera antispettacolare e rigorosa, tanto da concentrarsi solo su due momenti di una vita, potenzialmente, tra le più narrabili di sempre: ovvero la rivoluzione cubana – dalla guerriglia nella Sierra Maestra alla presa di Santa Clara (1° gennaio 1959) – e la tentata rivoluzione in Bolivia dove il nostro trova la morte. La cheprima parte, intitolata Che – L’argentino, non è destinata a soddisfare chi ama l’epica, né chi vorrebbe disvelare la vicenda umana e magari emotiva del comandante. Soderbergh sottopone invece lo spettatore a oltre due ore di guerriglia, battaglie, operazioni tattiche, intervallate da flashforward del 1964, quando Ernesto Guevara tiene il celeberrimo discorso alle Nazioni Unite e, fondamentale nell’economia del film, racconta le ragioni di un rivoluzionario in un’intervista a una giornalista newyorkese. Non c’è racconto lineare e diacronico, ma montaggio alternato tra futuro e presente, tra l’eroe-icona e la realtà della rivoluzione nel difficile lavoro del regista di Bubble. La scelta è dura da mandar giù, ma non si può certo ignorare il coraggio che rivela.

Purtroppo, l’effetto finale non sfugge a una dose di noia. E va detto che Soderbergh non è rigoroso fino in fondo, ma al tempo stesso non concede uno spiraglio all’emozione. L’assenza di rigore, duro e puro, si rileva in alcuni passaggi come le scene di raccordo – gli “addestramenti” commentati dalla colonna sonora – tipici escamotage per velocizzare l’azione, che stridono con la scelta stilistica di fondo improntata a un andamento dilatatissimo. E, sebbene fondamentale, anche l’utilizzo dell’intervista per “spiegare” e rendere chiaro, manifesto, il messaggio del Che – che altrimenti nel film conosceremmo solo attraversodel-toro azioni militari e integerrime decisioni – è funzionale ma fin troppo facile. D’altro canto, il vero difetto de L’argentino è che, forse per paura di “scadere” nel santino, il regista lascia il cuore a casa. Ma lo fa lasciare a casa anche a noi. Nessuna emozione serpeggia in 131 minuti di film. Nessuna. Ernesto Guevara è un dogmatico sentenzioso e le sue relazioni – in questa prima parte – sono pressoché inesistenti. Solo accennata è, ad esempio, la contrapposizione esistenziale e politica con Fidel Castro. E poi, per dirla tutta, non è che il modo con cui Soderbergh ritrae la guerriglia o la presa di Santa Clara sia tanto interessante, innovativo, emozionante. Ci sono i traditori che ti aspetti, le punizioni esemplari, la tenacia e il sangue freddo, la sopportazione del dolore, il comandante che cura la gente perché è un medico, lo sprezzo totale del pericolo.

Il film non punta sul coinvolgimento e riesce a tenere a distanza lo spettatore. Scelta ardua. Difficile e ingiusto disprezzarla. Ma per dare un giudizio finale a un’opera tanto ambiziosa occorre aspettare la seconda parte. Una cosa va detta, a priori: che un regista americano – anche se il progetto parte dal protagonista, Benicio Del Toro, a metà anni ’90 – abbia voglia di parlare di rivoluzione antimperialista, ricordare il discorso all’Onu sull’oppressione nordamericana in sud America, mostrarci il Che, raccontare questa vicenda, è di per sé cosa interessante. E, si direbbe, in sintonia con i tempi. Ultima, banale, annotazione: Benicio Del Toro è perfetto.

Che – L’argentino (Che: Part One), USA/Francia/Spagna, 2008, 126 minuti

Cast: Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Yul Vazquez, Ramon Fernandez, Julia Ormond, René Lavan, Roberto Santana, Vladimir Cruz, Sam Robards, Jose Caro, Pedro Adorno.

Distribuzione: Bim

Uscita: Cannes 2008, 10 aprile 2009 (cinema)

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Responses

  1. […] appieno le scelte fatte all’inizio – così Guerriglia obbliga a ripensare retrospettivamente L’argentino. Guerriglia è un film magnifico. Stilisticamente, tematicamente, emotivamente differente dalla […]


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