Pubblicato da: nonhosonno | aprile 20, 2009

Louise Micheldi Benoît Delépine e Gustave de Kervern

L’ultimo baluardo anticapitalista rimasto, dopo la “cremazione” de L’Internazionale, è il Re dei geni outsider Daniel Johnston. Chi scrive lo pensa da tempo ed evidentemente l’idea non è balzana. Perché le sue canzoni, fin dai titoli di testa, fanno capolino nel bizzarro e demenziale film francese Louise Michel. Che, per l’appunto, è una caccia al padrone pingue e arricchito da parte dei lavoratori presi per il fondo schiena e louise_michel1affamati. Una fabbrica in una desolata cittadina francese della Piccardia ha chiuso i battenti da un giorno all’altro. Decine di operaie si ritrovano senza lavoro. La loro liquidazione: un grembiulino nuovo e pochi spiccioli a testa. Che fare? Tenerseli ognuno per sé, che non valgono niente, o metterli in comune per una giusta causa? La seconda scelta. E quale miglior causa di affittare un killer, alla Kaurismaki, per scovare il padrone e ucciderlo? All’interno di questa semplice ed efficace trama si muove un universo umano e “ambientale” che più surreale non si può e che costituisce nettamente il nerbo del film. Lavoro che supera da destra il comico e si può a ben diritto definire demenziale, sebbene il contenuto sia provocatorio e abbia decisamente una sua ragion d’essere.

Nei giorni in cui in Francia i lavoratori sequestrano un manager, torna a fagiolo lo stralunato Louise Michel, firmato da due registi – Gustave de Kervern e Benoit Delepine – che nel 2006 avevano girato un film sul rapimento di un cane da parte di una sordomuta e due tossici che chiedevano riscatto alla padrona miliardaria. Louise Michel – che prende il titolo dal nome di un’anarchica francese – è il degno prosieguo di quell’esperienza. E nel nome dell’anarchia inconsapevole si muove un mondo di freak, in cui persino l’identità di genere viene messa in discussione e la ribellione non è più una scelta ma un gesto di sopravvivenza. E se la morale – come ha scritto Roberto Nepoti su Repubblica – è che si può uccidere “un” padrone, ma non “il” padrone,20081224louisemichel senza dubbio il film ci ricorda che gli sfruttati e gli sfruttatori sono ancora e sempre due categorie esistenti e ben distinte. Stilisticamente il lavoro è fatto di lunghe inquadrature, che danno al film un ritmo poco incalzante ma ancor più sghembo. Spiccano alcuni scorci d’umanità dal tocco geniale, come il folle che ricostruisce l’attacco alle Torri Gemelle, il pub belga di omosessuali con due chicche di ballerini e soprattutto la scena finale. Che omaggia chiaramente l’apocalisse herzoghiana di Anche i nani hanno cominciato da piccoli, sia nel trattorino tosaerba che gira a vuoto sia nel (mitico) nano da giardino semovibile… divertentissimo. Finale che, in qualche modo, ricorda anche Chabrol – La cérémonie – proprio per la coppia impossibile e ambigua, totalmente noncurante della realtà, che compie l’impresa vendicatrice (e Chabrol, tra l’altro, compariva come attore anche nel precedente e sopraccitato film del 2006, Avida).

Talvolta, però, Louise Michel rischia di tracimare. E non sempre fa ridere. Per esempio non è per niente spassoso l’omicidio perpetrato dalla malata terminale vestita da fatina, così come è simbolicamente interessante, ma non aggiunge per la verità nulla al film, l’ambiguità di genere incarnata dai due protagonisti. Infine, c’è da dire che non tutto è scoppiettante e l’azione – anche per la scelta stilistica rigorosa ma noiosetta di un montaggio pressoché inesistente – è parecchio lenta. Non sarà un film epocale, ma sicuramente è un lavoro con un suo perché. Se non altro per andare fuori dai toni (ogni tanto ci vuole) e poi per declinare post-modernamente il celebre motto comunista in “disadattati di tutto il mondo unitevi!”. E comunque Daniel Johnston è genio puro.

Louise Michel, di Benoît Delépine e Gustave de Kervern, Francia, 2008, 90 minuti.

Cast: Yolande Moreau, Bouli Lanners, Robert Dehoux, Sylvie Van Hiel, Jacqueline Knuysen, Pierrette Broodthaers, Mathieu Kassovitz, Albert Dupontel, Benoît Poelvoorde, Francis Kuntz, Hervé Desinge, Joseph Dahan, Agnès Aubé, Fabienne Berne, Terence Debarle, Yannick Jaulin.

Distribuzione: Fandango

Uscita: 3 aprile 2009 (cinema)

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