Pubblicato da: nonhosonno | marzo 28, 2009

L’ondadi Dennis Gansel

Germania, oggi. Reiner Wenger insegna in un liceo e deve impegnarsi in un progetto che, apparentemente, non gli calza a pennello: spiegare ai suoi studenti, durante una settimana tematica, che cos’è una dittatura e come si crea. Giubbotto di pelle, maglietta dei Ramones e piglio ribelle, il prof sembrerebbe ben più adatto a spiegare che cos’è l’anarchia. A sorpresa, invece, farà capire ben bene la materia grazie a un metodo molto efficace: Wenger intuisce che non ha senso fare la solita lezione storica, rammollendo la classe con tanti discorsi che nessuno vuol sentire. Wenger sceglie un’altra linea e decide che per far capire ai suoi allievi che cos’è un’autocrazia è meglio “realizzarla” in classe. Ma la cosa gli sfugge di mano e l’esito non sarà dei migliori.

Il film, ispirato a una storia vera – accaduta a Palo Alto in California nell’annus mirabilis 1967: concentratevi a fondo sulla portata spazio/temporale della differenza, tanto grande da poter dire che il film non c’entra niente con l’episodio di partenza – affronta una tematica interessantissima e intrigante con la sottigliezza di un calcio rotante di Chuck Norris. La semplificazione locandina_wellecon cui i fatti e le loro implicazioni sono narrate è avvilente. Tanto che il lavoro si rivela banale fin dalla presentazione dei personaggi. C’è il prof punk e giovane che va a scuola con la musica a tutto volume, l’adolescenza senza valori che a 12 anni inizia a fumare a 16 si fa le canne, le due ragazze “impegnate” e di sinistra, i genitori post-sessantottini che non forniscono punti di riferimento. Questo è il background presentato nella prima sequenza del film… e presentato proprio così, non per dire! (L’esperimento che propongo ai lettori, quindi, è provare ognuno a casa sua a scrivere un incipit più banale di questo per presentare i protagonisti). L’evento che scompagina le carte è il prof che spiega ai suoi ragazzi com’è possibile la nascita di una dittatura. E qui il film inizia – dopo un quarto d’ora – a perdere irreversibilmente colpi e a precipitare nel ridicolo. L’unico modo per non scadere ai livelli in cui arriva Dennis Gansel era concentrarsi sulla classe. Mettere in scena le dinamiche di gruppo stando dentro al film da camera. L’onda invece vuole uscire dalla classe. E fallisce, avendo troppe pretese. Così vediamo un prof che dice due parole ai suoi allievi, tipo di marciare uniti sbattendo i piedi, di mettersi le divise, di dare un nome al loro gruppo, e le conseguenze nell’azione cinematografica sono sproporzionate, del tutto sproporzionate alle premesse. Il punto non è che sia impossibile, nella realtà, il contagio di massa repentino e immediato – da Freud a Le Bon, c’è una letteratura seria a confermare tutte le suggestioni presenti nel film – il problema è che la sceneggiatura e la regia de L’onda non afferrano mai un momento che renda vagamente credibile quel che accade.

Il racconto è vero, reale, ma il film non è verosimile. Meccanismo finzionale non rodato, magia del cinema che manca, questo il problema. Un’accozzaglia di macchiette e di eventi privi di senso si susseguono così nel corso delle due ore scarse. Nel giro di una settimana la gente cambia di personalità, il professore manda all’aria il proprio matrimonio con la sua donna incinta (nelle prime scene, il lunedì, si amano di brutto con grande complicità e il autokratievenerdì sera lei lo lascia con frasi tipo: «sei cambiato. Non ti voglio vedere mai più»), la città viene messa a soqquadro da un’orda di adolescenti che fanno cose che neppure i supereroi si sognerebbero. La raffinatezza non abita qui, cercatela altrove. Ma per dire qualcosa di non scontato su un tema simile la raffinatezza di pensiero e messa in scena servirebbe. L’onda è insomma l’antitesi perfetta di quel film magnifico che è La classe. Per spiegare con la sola azione il contagio del male, dell’omologazione, le radici del fascismo, molto meglio rivolgersi a Don Siegel (L’invasione degli ultracorpi) e al meraviglioso Romero (La notte dei morti viventi). Quella sì che è monoliticità espressiva che arriva dritto ai neuroni, non sciatteria come questa. Il film del giovane regista tedesco Dennis Gansel risulta privo di spessore e potenza. Da dimenticare in fretta.

L’onda (Die Welle),  di Dennis Gansel, Germania, 2008, 101 minuti

Casdt: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Jacob Matschenz, Christiane Paul, Max Mauff, Elyas M’Barek, Cristina do Rego, Maximilian Vollmar, Ferdinand Schmidt-Modrow, Tim Oliver Schultz, Amelie Kiefer, Fabian Preger, Odine Johne.

Distribuzione: Bim

Uscita: Sundance Film Festival 2008, 27 febbraio 2009 (cinema)

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Responses

  1. Grazie, comunque non ero curioso di vedere L’ONDA… ero venuto a vedere se recensivi TWO LOVERS e se ti era piaciuto (io non ho ancora deciso… su IMDB parlano di strange characters in a strange movie e non hanno torto).
    Bye!


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