Pubblicato da: nonhosonno | aprile 24, 2008

Ho servito il re d’Inghilterradi Jiri Menzel

Uno strappo alla regola, questa settimana, perché il film in questione non è nelle sale e non ci sarà. Lo ha mostrato al pubblico il Mosaico Film Fest, il cui ospite d’onore, Jiri Menzel, ha presentato a Ravenna, in anteprima nazionale, il suo ultimo film, Ho servito il Re d’Inghilterra (2006). Un film che, a due anni di “vita”, non ha ancora trovato un’adeguata distribuzione. Prova inequivocabile che anche i grandi autori, oggi come oggi, sono nei guai. A maggior ragione, quindi, occorre segnalare un’opera del genere e riflettere sul prodotto cinematografico che abitualmente frequentiamo. La storia racconta l’ascesa e la caduta di Jan Dite, cameriere nella Cecoslovacchia degli anni ’30, piccolo di statura, grande amante delle donne e destinato a diventare milionario. Tutto inizia alla stazione, dove “frega” i clienti vendendo wurstel senza dare il resto. Poi la “scalata” sociale lo porta in un bar vicino a un postribolo e in seguito, grazie alla conoscenza di un milionario vero, in un fantomatico “hotel”. Che in realtà è un bordello dove facoltosi potenti si distraggono dalle incombenze quotidiane a suon di curve femminili e cibo raffinato. La fortuna poi vorrà portarlo all’Hotel Pariz, il più prestigioso di Praga, città in cui incontra l’amore della vita nelle fattezze di Lisa, una tedesca infervorata di nazismo. Nel frattempo, infatti, la Germania ha occupato Praga, la guerra incombe, e la storia avanza…

Ho servito il Re d’Inghilterra fa riflettere sull’antica e ormai desueta contrapposizione tra cinema americano e cinema d’autore europeo. Desueta perché gli americani sono essi stessi grandi autori e nessuno fa più distinzione tra “genere” e cultura alta, e via dicendo. Ma desueta anche perché l’american invasion è talmente pervasiva da averci fatto, in realtà, dimenticare che esistono altri modi di raccontare, altri sguardi cinematografici. Spesso proprio non ce lo ricordiamo più, perché tutto sommato c’è un modo di narrare, vedere, ritmare, piuttosto omogeneo. La narrazione classica hollywoodiana – che, per l’amor del cielo, è magnifica – la regia americana ormai veloce nei tempi e le scansioni hanno avvolto il nostro immaginario. Ma se il mondo è bello perché è vario, allora dovremmo avvistare anche opere come Ho servito il Re d’Inghilterra, che dei dettami hollywoodiani non ha proprio niente. Si tratta del primo film del regista ceco dopo la morte di Bohumil Hrabal, dal cui libro è tratto e le cui opere di narrativa Menzel ha portato sullo schermo. Per la prima volta Menzel adatta da solo l’immaginario del suo abituale compagno di sceneggiatura, mantenendo perfettamente lo smalto surreale e fatalista dello scrittore ceco. Qui la psiche non è indagata se non nelle azioni visibili di una proto-soggettività le cui motivazioni invisibili risultano inspiegabili persino ai personaggi. Menzel è poi regista magistrale, e la sua sapienza in fatto di macchina da presa, di consapevolezza estetica, ha molto da insegnare. In particolare il pudore di un cinema che guarda il mondo con stupore e tragicità, con occhio da puro umorista.

Il cinema di Menzel può ricordare, da questo punto di vista, Otar Iosseliani, ma anche il grande Tati. Tanto di cappello a trovate registiche e narrative che trasudano creatività da tutti pori: il film ne è infarcito ma nel modo più naturale e lontano dal manierismo che si possa immaginare. Dagli stacchi di montaggio che conducono con grazia da un’epoca all’altra – il film è raccontato in flash back che si intersecano con la vita di Jan ormai anziano – alle ripetizioni, le ricorrenze, che servono a raccontare l’umanità dei personaggi, alle trovate geniali nella scrittura come ad esempio nella storia del Re d’Etiopia e del pranzo all’Hotel Pariz. Fino all’idea delle monetine (a inizio film) lanciate in aria e la leggiadria persino nel narrare la passione per il Fuhrer di Lisa. Un film d’altri tempi, dotato di una luce che fa bene al cervello e riconcilia con il buon gusto.

Ho servito il re di Inghilterra (Obsluhoval jsem anglického kràle), di Jiri Menzel, Repubblica Ceca/Slovacchia, 2006, 118 minuti

Cast: Ivan Barnev, Julia Jentsch, Oldrich Kaiser, Martin Huba, Mariàn Labuda

Uscita: Mosaico Film Festival

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