Pubblicato da: nonhosonno | febbraio 24, 2005

Million Dollar Babydi Clint Eastwood

È stato ricoperto di 4 Oscar il film più bello della stagione (miglior film, regia, attrice protagonista e attore non protagonista): quelli dell’Accademy non ce l’hanno fatta a non premiare nuovamente, dopo il trionfo per Gli spietati nel 1993, il genio di Clint Eastwood. Se fossero stati politically correct, il premio sarebbe dovuto andare a Martin Scorsese, un regista altrettanto importante, ma meno fortunato nella corsa alla prestigiosa statuetta (nessun film di Scorsese se l’è mai aggiudicata). Eppure ha vinto il migliore, ovvero Clint, forse il più grande regista vivente, certamente l’unico in grado di regalarci, dopo il capolavoro dello scorso anno (Mystic River) un altro, ancor più grande capolavoro Million Dollar Baby, “un film enorme” come scrive il critico Alberto Crespi su L’Unità. Clint Eastwood è insomma entrato nell’empireo (questo ennesimo trionfo lo conferma) e siede definitivamente alla destra dei suoi padri (Sergio Leone e Don Siegel, John Ford e Akira Kurosawa). In Million Dollar Baby l’eccellente Hilary Swank è Maggie, una ragazza di povere origini con una passione, la boxe; Frankie (Eastwood) è un vecchio allenatore abituato, dopo sconfitte umane e agonistiche, a giocare in difesa nella vita come sul ring. Maggie ha un sogno: farsi allenare da Frankie e diventare una campionessa; lui inizialmente rifiuta di allenare una ragazza, ma poi decide di non aver paura… quel che succede in seguito è, semplicemente, grande cinema. E se la boxe è metafora di vita e il rapporto tra Maggie e il vecchio allenatore è una parabola struggente sui maestri e gli allievi/i padri e i figli, il film è una grandiosa riflessione sulle radici dell’etica americana, sui sogni perduti chiamati riscatto, aspirazione, desiderio. Ma la boxe deve sempre “aver cuore” e la corruzione del sogno è istantanea: la mano invisibile manca del tutto, per questo bisogna sempre “continuare a proteggersi”, perché le cose non sono come dovrebbero essere e le persone vere sono quelle più in pericolo.

Grande, amara storia sull’utopia che muore, recitata e diretta meravigliosamente, Million Dollar Baby appartiene ai classici. Eastwood è una maschera di dolore trattenuto che esplode in lacrime nel finale (se uno come Eastwood piange, statene certi, state piangendo anche voi), Hilary Swank è raggiante e generosa come il memorabile personaggio che interpreta, il rapporto tra i due ricorda a tratti quello della ballerina e il vecchio clown Calvero nelle Luci della ribalta di chapliniana memoria. Tutto è perfetto, dai personaggi di contorno, alla colonna sonora (firmata da Eastwood), fino alla consueta e classicissima scrittura, che fa procedere la storia lentamente, inesorabilmente. Fino al punto in cui l’umano sfiora l’incognita del fato.

Million Dollar Baby, di Clint Eastwood, Usa, 2004, 137 minuti

Cast: Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman, Mike Colter, Brian F. O’Byrne.

Uscita: 18 febbraio 2005

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Responses

  1. […] Hank è un personaggio senza riscatto. Desolato come Clint Eastwood nel finale del grande Million Dollar Baby. Un uomo che ha perso tutto. Certo, Nella valle di Elah non è il film che vi ricorderete per tutta […]

  2. […] del protagonista di Gran Torino, toccare il sergente Gunny e arrivare infine all’Eastwood di Million Dollar Baby. Perché questo film è l’atto finale delle riflessioni dell’ultimo Clint sul rapporto tra […]

  3. […] grandi registi di sempre, uno che negli ultimi dieci anni ha infilato tre capolavori (Mystic River, Million Dollar Baby e Lettere da Iwo Jima) e un ottimo film (Gran Torino) sia scivolato su Invictus. Clint Eastwood, il […]


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