Un cartone animato adatto ai grandi, più che ai bambini. Coraline e la porta magica, diretto da Henry Selick – già regista di The Nightmare before Christmas scritto da Tim Burton – è un racconto di formazione dall’ambientazione gotica e dagli spiccati tratti horror. Coraline, una bambina vispa e sveglia, si è da poco
trasferita dal Michigan in una casa sperduta e un po’ inquietante assieme ai genitori. Una mamma e un papà molto affaccendati nel lavoro, sempre davanti al computer, spesso poco disponibili con lei. I vicini di casa non sono poi particolarmente rincuoranti: c’è Wybie, un bambino insicuro e pieno di paure, due decrepite attrici di avanspettacolo, un acrobata russo che cerca di ammaestrare topi. Coraline non è contenta. Fino a quando, in un anfratto della nuova casa, non trova una porticina. Che, come per Alice, conduce in una realtà parallela. Ma non è un paese delle meraviglie, dove incontrare lo Stregatto e il Cappellaio. La realtà parallela è esattamente la sua casa, con la sua famiglia e i suoi vicini. Solo che in quel mondo magico le imperfezioni della vita non esistono: la mamma cucina cenette deliziose, il babbo lavora in un giardino pieno di fiori e colori, le vicine fingono solo di esser vecchie ma in realtà sono due bellissime fanciulle, l’acrobata realizza uno spettacolo magnifico con i topi ballerini. Ma questo mondo alternativo, cui Coraline si affeziona e in cui desidera sempre più restare, nasconde al fondo una terribile verità.
Coraline e la porta magica utilizza la tecnica dello stop motion, non certo nuova nell’animazione e nel cinema (è usata fin dagli anni ’60), ma “accoppiandola” con il 3D (cosa complessa, visto che la realizzazione del film è durata quasi tre anni). La sala deve essere attrezzata per poter garantire la visione ideale, ma la concezione stessa delle riprese e della fotografia, delle inquadrature, pensate per essere viste in “stereoscopia”, si avverte pienamente lo stesso, rendendo Coraline un viaggio avvolgente. Immaginifico, fortemente burtoniano (dai titoli di testa alle musiche, dal personaggio di Wybie al tono gotico di fondo) e decisamente
spaventoso nella seconda parte, il bel lavoro di Selick è una riflessione sulle illusioni, sui desideri frustrati, sull’impossibilità terrena della perfezione e sull’accettazione della realtà. La piccola Coraline si avventura in un viaggio pericoloso, e ne verrà fuori solo perché è una bambina determinata e forte, anticonformista e intuitiva. Tanto da rifiutare di restare “accecata” dalla cuccagna che si presenta davanti ai suoi occhi, e da voler in fondo tornare alla vita vera.
I temi sono densi, la storia è bella, la protagonista simpatica (come nel film in carne e ossa Stella, in questa stagione cinematografica sono le ragazzine ad avere le spalle larghe, a essere protagoniste di una crescita interiore, ad acquisire consapevolezza). Ogni tanto il ritmo della narrazione perde qualche colpo e non tutto è memorabile. Ad esempio, i vicini di casa non sono personaggi così interessanti, sebbene siano funzionali ai temi (l’orrore per la vecchiaia, la paura del fallimento) ma la scena del teatro con la metamorfosi delle anziane in belle acrobate al trapezio è splendida e di grande valore simbolico. Coraline è un ottimo film. C’è da chiedersi se piacerà ai bambini, visto che i ritmi non sono quelli dei film della Pixar. Certo, la forte valenza psicologica del lavoro sarà difficile da comprendere, ma sicuramente dopo la visione del film a nessun bambino verrà più tanta voglia di immaginare i propri genitori diversi da quello che sono.
Coraline e la porta magica, di Henry Selick, USA, 2008, 100 minuti
Cast: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Ian McShane, Keith David, Jennifer Saunders, John Hodgman, Dawn French, Robert Bailey Jr., Aankha Neal, George Selick, Hannah Kaiser, Harry Selick, Marina Budovsky, Emerson Hatcher, Jerome Ranft.
Distribuzione: Universal Pictures
Uscita: venerdì 19 giugno 2009 (cinema)