Randy “The Ram” (Mickey Rourke) è un vecchio wrestler la cui gloria risale alla fine degli anni ’80. Passati 20 anni, Randy accetta incontri di medio rango, per arrotondare fa i turni in un supermercato e vive in una sottospecie di roulotte (tipica casa di lamiera americana). Non ha uno scopo nella vita se non combattere ma ormai di ferite ne ha accumulate parecchie e alla sua età anche la salute può dare dei problemi. Forse una spogliarellista dal cuore d’oro (Marisa Tomei) lo aiuterà. Forse Randy saprà riconquistarsi l’amore della figlia abbandonata da piccola (Evan Rachel Wood). O forse no.
Leone d’oro alla 65° mostra del cinema di Venezia – ma a Cannes 2008 non sarebbe passato neppure in selezione – The Wrestler, sotto l’originale ambientazione, racconta l’eterna storia del fallimento e del riscatto, del demone inestirpabile che vive in noi e a cui non possiamo sottrarci. Il nostro destino
è segnato e il wrestler sul viale del tramonto è l’ennesima incarnazione di una parabola vecchia come il mondo. Niente di nuovo neppure nella descrizione della provincia americana lontana anni luce dai sogni di New York e dai lustrini di Los Angeles, niente di nuovo nei personaggi di spalla: la spogliarellista che balla al palo ma vorrebbe fare un’altra vita, la figlia di un padre disgraziato che invece ha la testa sulle spalle (e dice battute tipo: «Dov’eri alle mie feste di compleanno?»). Insomma, come sempre il regista Darren Aronofsky non ha grandi idee ma le imbelletta bene, e qui più che altrove lo si vede chiaramente. Ugualmente, come sempre Aronofsky elabora spunti molto interessanti e dissemina i suoi lavori di riflessioni. Anche in questo caso, sono queste “illuminazioni” a dare spessore al film.
The Wrestler si apre, dopo i titoli di testa – che già sono un programma – con una camera fissa su Rourke seduto nell’aula di un asilo, dopo un incontro. Ci sono dei giocattoli, un piccolo camion, oggetti per bambini. La scena chiave del film, del resto, è quella in cui Rourke invita un ragazzino a giocare con il suo Nintendo: protagonista del videogame è proprio lui, Randy The Ram. Il gioco risale agli anni della sua celebrità, gli anni ’80, e il ragazzino si stufa presto di giocare: è roba vecchia. C’è invece un bel gioco di guerra, dice il dodicenne, che prima si svolgeva durante la seconda e ora è ambientato in Iraq. Altri due sono i dialoghi importanti: quello in cui Marisa Tomei dice a Randy che gli ricorda Cristo, pieno di ferite, di tagli e devastato, proprio come nel film (quello di Mel Gibson… non nel Vangelo, quindi, ma nel film). L’altro, infine, quando i due parlano di quanto erano
belli gli anni ’80, quanto erano grandi i Guns N’Roses, i gruppi metal, quanto invece ha fatto schifo il grunge e di quanto Kurt Cobain abbia rovinato tutto deprimendo le truppe. In sintesi, ci sono due piani di lettura. Uno è il rapporto tra i corpi dei personaggi (e il film insiste moltissimo sulla carne, insanguinata, ferita, oggetto sessuale, oggetto da comprare) e la produzione dell’immaginario, di desiderio e immaterialità. Le ferite sono per l’altro (il pubblico), la sessualità è a pagamento (per il cliente), la gloria è un feticcio da mostrare. C’è qualcosa che è stato sottratto ai corpi per poter diventare un gioco, per bambini e adulti. Rourke non può fare a meno del proprio essere feticcio per sentirsi vivo. Secondo piano di lettura è l’impatto collettivo degli anni ’80, a cui sono rimasti con la mente i personaggi, perché erano giovani in quegli anni e perché quelli erano anni di grande illusione. Anni muscolari, gli anni di Reagan e dei governi repubblicani. Quando la sbronza è passata, ci si è risvegliati e scoperti vecchi, ridotti a mummie. Ma l’America, come Randy The Ram, non può fare a meno di andare avanti e far sognare il pubblico. Sono questi i piani di lettura interessanti, ma non sono centrali nel film. Non ne costituiscono il nerbo. Peccato, perché per il resto il film è trito e ritrito che di più non si può.
The Wrestler, di Darren Aronofsky, USA, 2008, 109 minuti
Cast: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry, Wass Stevens, Judah Friedlander, Ernest Miller, Dylan Keith Summers, Tommy Farra, Mike Miller, Marcia Jean Kurtz, John D’Leo, Ajay Naidu, Gregg Bello.
Distribuzione: Lucky Red
Uscita: Venezia 2008, 06 marzo 2009 (cinema)