Inserito da: nonhosonno | Ottobre 3, 2008

Birdwatchers – La terra degli uomini rossidi Marco Bechis

Mato Grosso do Sul, Brasile. La terra che una volta apparteneva agli indigeni Guaranì-Kaiowà è oggi suddivisa in enormi latifondi in cui pascolano bovini, si coltiva alimentare e si accolgono turisti per escursioni e birdwatching. Gli indios espropriati della loro terra sono costretti a vivere nelle riserve, luoghi squallidi in cui si diffonde malessere e alcolismo. Sarà l’ennesimo suicidio, scoperto una mattina come tante, a far reagire Nadiò, guida di una comunità Guaranì. Nadiò decide che il suo gruppo abbandonerà la riserva e ritornerà alla propria terra. Anche se i bianchi gliel’hanno tolta, e adesso pretendono sia la loro, Nadiò sa che è della sua gente ed è giusto riprendersela. Non c’è alternativa, se non un destino tristemente segnato: la morte. Così, il gruppo di uomini rossi invade pacificamente la tenuta di un fazendero. Che inizialmente concede agli indios di restare entro certi confini, sul ciglio della strada, ma senza usare le risorse prodotte dai suoi appezzamenti. La situazione però è destinata a complicarsi. E lo scontro ad inasprirsi con esiti tragici.

Birdwatchers – nella terra degli uomini rossi è per Marco Bechis un nuovo film di impegno e denuncia. Il regista italo-cileno di Garage Olimpo (che in sud America è nato e ha vissuto oltre 20 anni) è sempre stato interessato alle popolazioni indigene, ma non ne aveva una diretta conoscenza. È stata l’associazione Survival a fargli conoscere la lotta di questa tribù. La loro storia in effetti è terribile: negli ultimi vent’anni oltre 500 indio Guaranì si sono suicidati per protesta contro i fazenderos che occupano le loro terre. Una storia pressoché sconosciuta di una popolazione dimenticata. Quello dell’espropriazione delle terre in Brasile è invece senza dubbio uno dei più grandi furti della storia. E, assieme a questo, il lato tragico della tribù Guaranì – che il film di Bechis racconta molto efficacemente – è proprio il furto della dignità. Questo il centro, il fulcro emotivo del film. E fa amaramente ridere, in Birdwatchers, sentire il proprietario bianco che parla a Nadiò accampando i propri diritti sulla terra. Dicendo che da tanti anni vive in Brasile, e addirittura che sua figlia è nata lì. Nadiò gli risponde mangiando la terra. Perché lui è quella terra.

Interpretato da veri indios, che al festival di Venezia hanno avuto un palcoscenico per denunciare la tragica situazione in cui vivono, il film di Bechis è girato bene e non smentisce la passione civile del regista. La cosa più riuscita è la dicotomia inconciliabile tra un mondo di sciamani, spiriti, rapporto diretto con la terra e un mondo di sfruttamento delle risorse, di contabilità economica, di tecniche e di violenza. L’impressione più forte del film è l’ineluttabilità della fine di un sistema di vita, quello degli indios, totalmente schiacciato dalla forza della modernità. Il film si mostra con molta onestà nel suo intento morale e non promette più di quello che mantiene. Attori noti come Chiara Caselli e Claudio Santamaria si concedono in parti minimali, per convinzione più che per divismo. Per il resto… che dire? Buon film, che riesce a rattristare descrivendo la situazione sconsolante di questi indios. Certo Birdwatchers è tutto meno che un film indimenticabile. È come ti aspetti che sia. Corretto, trasparente. E ogni tanto il cinema va anche bene così.

Birdwatchers – La terra degli uomini rossi, di Marco Bechis, Italia/Brasile, 2008, 108 minuti

Cast: Abrisio da Silva Pedro, Alicelia Batista Cabreira, Claudio Santamaria, Matheus Nachtergaele, Ademilson Concianza Verga, Ambrosio Vilhava, Chiara Caselli, Fabiane Pereira da Silva, Eliane Juca Da Silva, Inéia Arce Gonçalves, Luciane Da Silva, Nelson Concianza, Poli Fernandez Souza.

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita: Venezia 2008, 2 settembre 2008 (cinema)


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