Ascesa, successo, declino e morte di due grandi divi del cinema del ventennio, Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, uccisi a Milano dai partigiani il 30 aprile 1945. Da tempo Marco Tullio Giordana voleva portare sullo schermo la loro storia d’amore nell’Italia fascista. Una vicenda a tinte forti e fosche, che richiama i grandi drammi portati sulla scena proprio nei film dei telefoni bianchi e dai due divi interpretati. Una vicenda tragica in cui Giordana può affrontare molti temi: l’amore maledetto tra Valenti e Ferida, il ruolo dell’arte sotto i regimi, l’incapacità degli individui di prendere posizione anche quando la storia ha imboccato una via irreversibile.
In Sangue pazzo Giordana e gli sceneggiatori romanzano non poco la realtà storica. Probabilmente per avvicinarci Ferida e Valenti, altrimenti connotati in maniera forse troppo negativa. In realtà nessuno dei due fu iscritto al partito fascista: sostanzialmente i due attori possono essere definiti apolitici. Anarco-individualista lui, del tutto disinteressata lei, la Ferida e Valenti furono però due stelle di primissima grandezza negli anni più cupi del
regime. La Ferida in particolare divenne veramente famosa alla fine degli anni ’30, diretta da Blasetti. Valenti era invece un attore molto bravo e celebre dagli anni ’20. Entrambi lavorarono sotto il regime mussoliniano, senza grossi problemi, molto apprezzati da ministeri e apparati. Del resto sotto il regime lavorarono anche Rossellini, De Sica, Soldati e Blasetti appunto. La svolta che condanna però Ferida e Valenti a “simboli” negativi, e che porterà alla loro morte, avviene dopo l’armistizio dell’8 settembre. A quel punto, Ferida e Valenti si spostano da Roma a Venezia, dove era stato creato il Cinevillaggio, ovvero la Cinecittà della Repubblica di Salò. È qui che Ferida e Valenti si compromettono con la Xmas e in seguito ai gerarchi più efferati. Nella realtà storica però non ci fu nessun Golfiero Goffredi (interpretato nel film da Alessio Boni), il regista partigiano, a riscattare moralmente i due divi. Ed è questo l’artificio che Giordana utilizza per non renderci intollerabile la loro “scelta”. Che, in realtà, è comunque più frutto di un atteggiamento individualista a oltranza, anche quando in ballo c’è la libertà del paese. L’esistenza di Goffredi in Sangue pazzo redime in parte l’inettitudine dei due, rendendola più comprensibile. Lei, donna innamorata, non lascia mai solo il proprio uomo, che accompagnerà fino all’inferno. Lui, cocainomane, anarcoide e vizioso, è in fondo un debole, “un carattere italiano” come lo ha definito Giordana.
Il film è costruito bene e di fatto coinvolge lo spettatore per le due ore e mezza di durata. Dopo le quali, però, è destinato a non restare a lungo nel cuore. Giordana vorrebbe parlare di storia (anche contemporanea) e di cinema, ma il film viene fagocitato dalla trama e dalla love story. In un certo senso, la scena più efficace è quella in cui Valenti – che è al Cinevillaggio di Venezia a girare film orrendi – viene a sapere che qualcuno è rimasto a Roma a fare un film. È “Robertino Rossellini… sta girando un film su Roma, con la Magnani, e Fabrizi nella parte di un prete”. E nell’invidia di Valenti, per il suo
desiderio di fare buon cinema anche in tempo di guerra, c’è forse il senso, il messaggio nascosto di Giordana. È in quella scena che si percepisce il senso di una sconfitta storica, e il valore dell’arte per ricostruire l’identità collettiva. Un’ultima annotazione va al cast. La prova attoriale di Luca Zingaretti è stratosferica, il “commissario Montalbano” si conferma un grande attore e qui probabilmente è alla sua migliore performance. Sulla Bellucci si può dire che, superati i 40 anni, è positivo che una “divina” si presenti sullo schermo per quello che è, senza ricorrere a chirurgie e bisturi o iniezioni. Ma su di lei è davvero l’unico apprezzamento possibile.
Sangue pazzo, di Marco Tullio Giordana, Italia, 2008, 150 minuti
Cast: Monica Bellucci, Luca Zingaretti, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Paolo Bonanni, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Tresy Taddei.
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita: Cannes 2008, 23 maggio 2008 (cinema)