Dopo tre test di gravidanza non c’è più alcun dubbio: la sedicenne Juno è proprio incinta. Che fare? La prima idea è sbarazzarsene, ma il consultorio “Donne oggi” non le piace. Odore di dentista e una receptionist che parla di preservativi al lampone non vanno a genio a Juno. Di abortire quindi non se ne parla. Meglio tenersi il “fagiolo”, pensa la
gravida adolescente, e cercare una famiglia adottiva che prenda il bambino appena nato. Lei sarà una specie di utero in affitto. E, una volta sfornato, non vorrà più sapere niente del pupo. Commedia gradevole e di buoni sentimenti, Juno di Jason Reitman (il regista di Thank you for smoking, figlio del regista di Ghostbusters) è un meccanismo accattivante e ruffianello. Accattivante perché i personaggi sono davvero simpatici. La famiglia di Juno è bella, un allegro caos in cui ci si vuole bene, e che non a caso ha allevato una ragazzina sveglia, dolce e intelligente come Juno. Accattivante anche perché la sceneggiatura costruisce sapientemente le opposizioni e gioca con mestiere sui contrasti. Funziona bene, allora, la famiglia adottiva che Juno sceglie per il bambino che ha nella pancia. Una coppia all’apparenza perfetta, che non si rivelerà così inappuntabile. E funziona bene, inoltre, l’educazione sentimentale della protagonista. Che deve percorrere una strada impervia per capire cos’è l’amore. Però, forse, passando dal percorso più lungo e rimanendo sempre se stessa, la sua educazione emotiva sarà più solida di quella di alcuni adulti. Juno è anche un film ruffiano però. In senso buono, magari… perché in fondo segue una corrente globale, che ormai si sta affermando e anche questo film ne è la prova.
Diffusa, sempre più, è infatti una sorta di estetica neo-adolescente o post-teen agers e come una decina di anni fa si parlava di post-rock, oggi si potrebbe parlare di post-teen. Che è l’estetica dei trentenni di oggi, intrappolati nella propria sfera adolescenziale e nel narcisismo di ritorno che fa proliferare i
blogger in tutto il mondo. Alla sindrome, nonostante i tatuaggi, non sfugge infatti la ormai celebre Diablo Cody, la sceneggiatrice di Juno. Ex spogliarellista, apprezzata blogger (per l’appunto), per il film ha vinto l’Oscar e ora, dicono le cronache, è stata assoldata da Steven Spielberg. Il punto è che Diablo Cody sa giocare con quello che solletica i trentenni underground di oggi: un telefono hamburger qua, una canzone dei Sonic Youth là, un po’ di arredamento pop e il deja vu delle canzoni della nostra vita. Fumettoso, bubblegum, musicofilo, intimo: sono i quattro pilastri del post-teen, che Juno intercetta a pieno titolo. Il risultato di questa mixture è un film molto grazioso, che lascia un buon sapore in bocca perché affronta temi importanti, profondi e anche scomodi con una leggerezza invidiabile e un tocco lieve come solo il post-teen sa essere. I miracoli cinematografici però abitano altrove.
E ora perdonatemi: sarebbe bello essere superiori totalmente alla meschinità del mondo, ma ci sono cose che fanno venire voglia di menar le mani: giusto per regolare i conti con Giuliano Ferrara, l’idea che un film come Juno sia antiaborista fa semplicemente sbellicare. Gli americani, fortuna loro, non sono cattolici. Infatti in Juno la gravidanza è un fatto come un altro, non c’è alcuna mistica della maternità e della vita, la splendida Ellen Page fa un figlio e lo dà via con naturalezza, senza nessun senso di colpa. Non c’è trauma, colpa, giudizio, né nella scelta dell’aborto né in quella opposta. Perché non parla “davvero” di gravidanza, il film. Ma di una bizzarra educazione emotiva che si conclude con un jingle-jangle a due.
Juno, di Jason Reitman, USA/Canada/Ungheria, 2007, 92 minuti
Cast: Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons.
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita: 4 aprile 2008 (cinema)
[...] Non pensarci. Che è scritto meglio, è più raffinato e intelligente del tanto applaudito Juno e di molti film “da Sundance”. Essendo un film italiano, non sarà un successo planetario, [...]
Da: Non pensarci - di Gianni Zanasi « NON HO SONNO su settembre 15, 2008
alle 1:12 pm
[...] E non nasconde un certo cinismo. È questo a renderlo vero, amaro, profondo. Rispetto ai precedenti film del musicofilo Reitman (a cui piace Elliot Smith e ne siamo lieti) si tratta di un deciso passo in [...]
Da: Tra le nuvole – di Jason Reitman « NON HO SONNO su febbraio 7, 2010
alle 11:30 pm