Inserito da: nonhosonno | Aprile 4, 2008

Tutta la vita davantidi Paolo Virzì

Era il 1997. C’era ancora speranza, qualcosa restava vivo tra le macerie della disillusione. Raccontando del giovane Piero Mansani, alias “ovosodo”, che dal natio rione proletario di Livorno passava per direttissima alla vita in fabbrica (alla faccia delle sue eccezionali doti scolastiche), Paolo Virzì metteva in scena un romanzo di formazione nell’Italia del “miracolo” berlusconiano. Non finiva bene, l’ovosodo rimaneva come un groppo in gola (da noi si dice “magone”), ma le nicchie di vita esistevano ancora. Piero voleva bene alla fidanzata Susi, agli amici d’infanzia, e se si aspettava ben altro dalla vita, non tutto però era perduto, per esempio poteva raccontare L’isola di Arturo ai compagni in fabbrica tra una manovra e l’altra. A 11 anni di distanza, non c’è più neppure il magone. Tutta la vita davanti è l’assurdo dispiegato, la totale entificazione dell’essere (per dirla con Heidegger). Nel 2008 non è rimasto più niente e in questa straordinaria “commedia” la morte dell’uomo aleggia sullo schermo.

La protagonista, Marta, come lo era Piero, è una persona dotata e gentile. Neolaureata in filosofia teoretica (tesi sull’autore di Essere e tempo), siciliana d’origine da anni romanizzata, Marta è intelligente, umile, si dà da fare e non ha per niente la puzza sotto al naso. Non trovando un lavoro adeguato e mentre la notte continua a scrivere di filosofia, Marta accetta il primo impiego che trova: far la telefonista part-time in un call center. Addirittura all’inizio si diverte a piazzare oggetti inutili a casalinghe inermi. E da curiosa qual è, Marta è sinceramente interessata a quel sottobosco umano che non ha mai visto prima, presa com’era a studiare: le telefoniste parlano di Melita del Grande Fratello e di programmi che non ha mai sentito nominare. E il call center è il sottoprodotto di un villaggio vacanze con premi, canzoni e balletti, gare, esercizi motivazionali… un mondo surreale, che Marta guarda con stupore. Almeno finché non capirà che, quella lì, è l’unica realtà rimasta sulla faccia della terra. Ed è proprio in questo che il film colpisce e uccide. Perché Virzì fin dalla prima scena sceglie la misura del proprio racconto: una favola (nera) che si apre con una scena di ballo, con una canzone dei Beach Boys, con una sognante voce narrante (quella di Laura Morante). Virzì definisce subito una soglia: siamo nella surrealtà, quello che vedrete è folle. Ma, come accade alla povera Marta, a un certo punto ci rendiamo conto che quel che vediamo è dannatamente realistico. Non esagerato né surreale: è il nostro paese! Non è un sogno, un incubo, una follia. Così scatta il riconoscimento e la sensazione di non poter sfuggire ci soffoca. Tutti sono stati assimilati dallo slogan produttivista, tutti sono rincretiniti dai grandi fratelli. E a differenza della Livorno di Ovosodo non c’è rimasto null’altro, solo mostruose arricchite rifatte (la moglie di Ghini è da antologia), luoghi di lavoro come reality in carne e ossa, commissioni accademiche di cariatidi (l’inizio del film è da spanciarsi), appartamenti in periferie orrende. Evoluzione delle borgate con elettrodomestici in casa. Ma se una voce sconosciuta ci sconvolge (la scena della “presa di coscienza” di Marta con la signora Franca) vuol dire che il germe dell’uomo è ancora in noi. Ed è lì che ci rendiamo conto di essere dentro all’invasione degli ultracorpi, avvenuta sulla terra.

Vedendo Tutta la vita davanti, ci rendiamo conto anche di quanto la commedia all’italiana – e l’ottimo Virzì è l’unico degno di Risi o Monicelli – faccia male, soffrire, anche piangere. Il film è raggelante come il mondo che dipinge. In cui nessuno comanda, nessuno si salva, nessuno sta bene. E a differenza del povero Piero, Marta non ha neppure più quella nicchia affettiva del quartiere o degli amici d’infanzia per sopportare l’atroce gelo. Non ha più niente, e se una tregua si deve trovare sarà casuale, momentanea, come suggerisce l’amaro finale. Attori straordinari (in particolare la Ferilli, eccezionale, e la protagonista Isabella Ragonese) per un film che racconta magistralmente il nostro triste mondo di plastica.

Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì, Italia, 2008, 117 minuti

Cast: Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti.

Distribuzione: Medusa

Uscita: 28 marzo 2008 (cinema)


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