1898, Usa. Daniel Plainview è un cercatore d’argento senza paura. Rischierebbe la vita pur di strappare dalle viscere della terra una pietra di valore. Da cui ricavare dollari da investire. Non nelle miniere, ma nella ricerca del petrolio. Così fa Daniel Plainview, che a poco a poco inizia ad avere qualche pozzo. Tanto che nel giro di una decina di anni il ragazzo tenace è diventato un sanguigno uomo d’affari in ascesa, un petroliere disposto a tutto pur di trivellare terreni e realizzare profitti. E se il suo unico legame umano è H.W., il figlio di un socio morto durante un’estrazione che Daniel ha “adottato” di fatto e allevato come fosse suo, la grande occasione di fare il “salto” negli affari arriva a Plainview da un enorme giacimento in California su cui le grandi compagnie non hanno ancora messo le mani. Quasi tre ore di cinema classico, classicissimo. Talmente anni ’40-’50 da risultare difficile, lontano, quasi esotico. Del resto il regista è così ambizioso da misurarsi da vicino con lo spettro di Welles, molto di più di quanto non fece “l’aviatore” di Scorsese. Perché, chiaramente, alle spalle del magnifico Daniel Day Lewis/Mr. Plainview sta lui, Charles Foster Kane, il magnate del Quarto potere.
Ma al di là delle ambizioni – su cui Paul Thomas Anderson non aveva mai lasciato dubbi – quel che conquista dei suoi film è la complessità con cui il regista di Boogie Nights e Magnolia si confronta sempre. Anche qui, dove si parla anche di rappresentazioni sociali, di “evoluzione” simbolica dell’uomo. In questo racconto fluviale sulla terza rivelazione del capitalismo. Che è in contraddizione (quindi
distrugge) i legami famigliari e denuda (quindi uccide) la parola divina. Rivelazione del capitalismo incarnata da uno stupefacente Daniel Day Lewis, sempre in scena. Sempre perfettamente in parte. Ottima la regia del film (premiata a Berlino), ed eccezionale la colonna sonora firmata da Jonny Greenwood (anche lui premiato a Berlino). Paul Thomas Anderson va sul pesante con le citazioni, e in particolare verrebbe voglia di chiedergli se per le prime magistrali scene del film – dove Daniel è nel mezzo del nulla, alla prova con la propria tenacia e sopravvivenza – non si sia ricordato delle scimmie di 2001 – Odissea nello spazio. Come anche farebbero supporre le musiche di Greenwood, che ricordano la stratificazione del Requiem di Ligeti utilizzato da Kubrick per le prime scene del suo capolavoro. E Il petroliere nella prima parte lo rasenta, il capolavoro.
Ma ancora una volta al coraggioso Anderson (che a soli 29 anni stringeva il primo Orso d’Oro con Magnolia) la cosa non riesce. Cosa diavolo non funziona alla perfezione? Forse l’intreccio della parte centrale, che appesantisce un film troppo lungo (quasi tre ore). Così come non è riuscita la descrizione del rapporto con il giovane Sunday, il “servo del signore”. E l’intera seconda metà indugia
eccessivamente su episodi secondari, sugli “affari”, mettendo alla prova lo spettatore. Che si trova così di fronte a un film difficile e non sempre ben governato. Oltre alla splendida prima mezz’ora, la parte più riuscita è il rapporto con H.W., una relazione raccontata benissimo, che dà spessore tragico alla figura del petroliere (la scena dell’incendio è superba; superba la disperazione del finale). Il film sfiora il capolavoro, ma non lo è perché Anderson non riesce a tagliare, a rinunciare ad un pezzettino di storia per andare al sodo con poche deviazioni. Sarà perché la sceneggiatura è sua, ma il regista è troppo affezionato a tutte le parole che ci ha messo dentro, a tutte le scene che ritiene essenziali. Forse l’ambizione del regista a questo punto andrebbe “contenuta” per sfrondare gli orpelli e arrivare al cuore in un film con maggior essenzialità. Perché P.T. Anderson è un regista di razza e sarebbe bello realizzasse il capolavoro che ha sempre sfiorato.
Il titolo originale de Il petroliere è There will be blood (“Ci sarà sangue”), e racconta ben di più le ragioni profonde del film di quanto non faccia la traduzione italiana.
Il petroliere (There Will Be Blood), di Paul Thomas Anderson, USA, 2007, 158 minuti
Cast: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Kevin O’Connor, Ciarán Hinds, Dillon Freasier, Colleen Foy.
Distribuzione: Buena Vista
Uscita: 15 febbraio 2008 (cinema)