La città di Londra non comunica niente di buono al 71enne Woody Allen. Gli fa pensare a intrighi delittuosi, ambizioni senza freni, tradimenti che finiscono nel sangue (Match Point), all’inesistenza dei meriti e alle casualità che rendono eccellenti i mediocri (Scoop). Cose cupe, meschine… bene che vada poco edificanti. Ma dal punto di vista dell’ispirazione, Londra gli fa proprio bene a Woody. Perché la trilogia inglese, composta da due drammi e una commedia, è il ritorno della linfa vitale nel corpo di Mr. Manhattan Allen. Che ha avuto bisogno di allontanarsi dalla natia New York per ritrovare chiarezza, semplicità e precisione, nella scrittura e nella regia. In questo ottimo Cassandra’s Dream (tradotto in italiano con Sogni e delitti), Woody racconta di due fratelli di semplici
origini, Ian e Terry (i bravi Ewan McGregor e Colin Farrell): il primo ha ambizioni smisurate ma deve aiutare il padre a mandare avanti il suo umile ristorante, l’altro è un giocatore (e un bevitore) incallito, dostojevskiano nel suo istinto all’autodistruzione. Ian sogna una vita da signore e, quando si innamora di un’attrice molto materialista pure lei, decide che deve far soldi in qualsiasi modo per non perderla. Terry, preso dal morbo del gioco, dopo aver vinto un sacco di denaro perde all’improvviso 90mila sterline a poker, ed è nella merda con gli strozzini. Fortunatamente, Ian e Terry hanno uno zio d’America, un parente stretto, un uomo ricchissimo che pare il deus ex machina per risolvere i problemi dei due scapestrati fratelli. E in effetti, i loro problemi li può davvero risolvere e può dar loro una mano nell’avverare tutti i desideri… ma anche lo zietto vuole qualcosa in cambio da loro. Ed è qualcosa di terribile.
Di Sogni e delitti colpisce e conquista in primo luogo il “respiro” con cui si passa dai toni ironici della prima parte, all’implosione nella tragedia più nera. Dove proprio non c’è niente da ridere. Anche il ritmo inesorabilmente cambia e un inizio fatto di pennellate rapide, essenziali, per raccontare sommariamente i caratteri (l’acquisto della barca, il pranzo con i genitori, la gita in campagna) cede il passo a una parte centrale ricca di accadimenti e snodi, scivolando infine
in una zona dilatata, ossessiva, psichica e nera. Nel primo tempo si ride (anche se a denti stretti) e Allen gioca con i registri con perizia unica: l’attrice di cui si innamora Ian ha battute spassose, nel loro cinismo innocente, e che dire della scena magistrale in cui lo zio ricco, buono e generoso chiede il suo “scambio di favori” agli attoniti Ian e Terry? Paradossalmente… anche qui si ridacchia per l’inadeguatezza della richiesta inaspettata. La sensazione è di imbarazzo, almeno finché il limite viene superato. Da quel momento in Sogni e delitti si smette di sorridere. Anzi, Woody amplificano la tragicità degli accadimenti con particolari succosi: l’incontro tra Terry e la sua vittima al bancone del bar; la telefonata della madre 90enne prima del delitto… e l’agghiacciante scena verso fine film in cui i genitori di Ian e Terry parlano dei loro ragazzi, ricordandoli quando erano piccoli. Cose da far raggelare le vene.
Sogni e delitti è un ottimo lavoro, in cui Woody arriva a togliere totalmente orpelli, sottotrame ingombranti, deviazioni, per approdare a un perfetto racconto morale sul senso di colpa, sulla soggettività del limite e sulla razionalità che ci abbandona una volta che la nostra misura si infrange. Un film pulito, bello e gustoso. Un altro lavoro in cui Woody si dimostra uno splendido settantenne ancora in pista. Ma molto, molto pessimista. Davvero ottime le musiche originali di Philip Glass.
Sogni e delitti (Cassandra’s Dream), di Woody Allen, GB/USA, 2007, 108 minuti
Cast: Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins, Tom Wilkinson.
Distribuzione: Filmauro
Uscita: Venezia 2007, 1 febbraio 2008 (cinema)