La sensazione di una lenta deriva, di una discesa inaspettata. Non ci si pensava proprio, che potesse capitare a noi. Eppure è successo. Allora è ancora più difficile tornare a casa dopo aver lavorato dieci ore per guadagnare pochi euro, dopo esser stata disponibile con un altro uomo – del resto nessuna gratificazione da tempo, solo problemi – è difficile, allucinante, trovare il proprio marito in questo stato. Seduto sul divano, che accartoccia bottiglie di plastica perché occupino meno spazio. Lui che neanche cerca più un lavoro, da quando l’ha perso. Ed è passato del tempo. Neppure lo cerca più, il lavoro. Bisogna fare appello a tutte le risorse interiori per non impazzire, per non disperare. È questa la sensazione raccontata bene, progressivamente e in modo inesorabile, da Silvio Soldini nel suo Giorni e nuvole. Che parla di un uomo sui 50 anni che perde il lavoro e di una famiglia che deve rivedere tutte le proprie aspettative.
Michele (Antonio Albanese, molto bravo) era un professionista con ottimo stipendio, tanto che sua moglie Elsa (Margherita Buy, molto brava anche lei) poteva non lavorare. Ma dopo aver perso il lavoro si sgretola tutto: la dignità, la percezione della propria identità sociale, di quella personale, e si rischia di
sgretolare anche l’amore. Michele e Elsa non avevano mai avuto problemi, e nella vita si erano sempre trattati bene. Ma soprattutto non avevano pensato che le cose potessero cambiare, che il mondo potesse travolgerli nel proprio decorso maligno. Di fronte a Giorni e nuvole è impossibile non pensare all’altro film sul lavoro visto di recente, quello di Ken Loach. Due film agli antipodi, e per questo interessanti da accostare. Se Loach partiva dalle vite degli ultimi, per raccontare la nostra società dell’ingiustizia, Soldini parte proprio dal contrario. Dalla famiglia borghese, benestante, che però non è al riparo dal pericolo. A meno di non essere spietati o diventarlo (come Angie nel film di Loach) oggi tutti sono precari. Da punti di partenza molto differenti, le cose tornano e convergono. Infatti, anche la scelta di Soldini, come quella di Loach, è una scelta intelligente. Perché Elsa e Michele sono gli italiani “medi” nella misura in cui il nostro paese non ha percepito il cambiamento e ora lo subisce come un capitombolo, senza governarlo minimamente. Si dovranno riscoprire, a forza, altri valori: questo il senso “positivo” del film e del suo finale. Valori dimenticati dalla mentalità borghese, che è confortevole quanto bugiarda, fatta di proiezioni sociale quanto esteriore. In Giorni e nuvole funzionano molto bene, infatti, i personaggi di contorno, che danno più spessore ai due personaggi principali perché sono il loro specchio di riflessione: l’amica Nadia, a cui Elsa non riesce a parlare, la figlia Alice, che fa una scelta di vita più lungimirante di quanto non appaia ai genitori, gli operai Vito e Luciano che hanno meno pretese e da sempre nessuna ambizione se non quella di campare. E se forse il babbo in ospizio è un po’ troppo, in generale il film è ben scritto ed efficacemente congegnato per far sentire allo spettatore l’instabilità e l’insicurezza che cresce.
Genova, città portuale e industriale, dall’aspetto duro e metropolitano è il giusto scenario della storia, ma è didascalico il passaggio tra un bell’appartamento in centro e il casermone di periferia. Certo, la scelta narrativa di Loach protesa alla densità del plot e virata di giallo, mira al personaggio da un’angolatura differente e inquadra la contraddizione sociale con vera ferocia. Non c’è scampo nel mondo libero dell’inglese: o si muore o si uccide. Per Soldini è invece la soggettività ad essere principalmente indagata, e Giorni e nuvole è una storia famigliare, di rapporti, di cambiamento. Raccontato senza banalità e tenendo l’obiettivo centrato sull’adattamento a nuove forme di vita, nel film in fondo c’è la possibilità di rimanere umani, riscoprire qualcosa, di attaccarsi agli affetti per non sprofondare. C’è verità su entrambi i fronti. Ma quando in un film non c’è più scelta, il dramma esplode al massimo.
Giorni e nuvole, di Silvio Soldini, Italia/Svizzera, 2007, 116 minuti
Cast: Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi.
Distribuzione: Warner Bros Italia
Uscita: Festival di Roma 2007, 26 ottobre 2007 (cinema)
[...] del film di Soldini affatica lo spettatore: è questo il suo bello. Perché, come nel precedente Giorni e nuvole, il regista si concentra sull’impasto tra i rapporti e le condizioni sociali ed economiche [...]
Da: Cosa voglio di più – di Silvio Soldini « NON HO SONNO su maggio 3, 2010
alle 2:25 pm