Pubblicato da: nonhosonno | ottobre 4, 2007

In questo mondo liberodi Ken Loach

Londra, 2007, Angie viene licenziata dall’agenzia di lavoro in cui era impiegata come reclutatrice di immigrati in cerca d’occupazione. Ha 33 anni e un figlio che vive con i nonni, Angie, che perde un “lavoro di merda dopo l’altro”, è piena di debiti e pensa di non aver concluso niente nella vita. Stanca di essere sfruttata, di essere precaria, di essere sottopagata, questa donna volitiva e determinata propone alla coinquilina Rose di “mettersi in proprio”: saranno loro, adesso, a reclutare immigrati per i lavori a cottimo, per quelli a giornata, sempre al di sotto della paga sindacale e senza coperture assicurative… i lavori peggiori. Le due si assicurano un paio di clienti (una grande maglieria, un cantiere edile), poi si piazzano dietro il pub di un amico, in una zona battuta da stranieri disoccupati, e iniziano il loro business. Moderno caporalato per un paese moderno.

Un ottimo Loach firma In questo mondo libero, film che racconta le fondamenta portanti e proprio per questo meno mostrate del nostro pregevole sistema economico: lo sfruttamento del lavoro, all’avanguardia del quale sta la “categoria” più debole e ricattabile, quella degli immigrati (meglio se clandestini). Il mondo libero è quello in cui puoi decidere se continuare ad essere sfruttato o iniziare tu a sfruttare, se essere calpestato o calpestare. Perché nessuna morale ti dice che trattare il prossimo come e peggio di una merce è male: così vanno le cose, così devono andare. La scelta vincente del regista e del suo ottimo, grande compagno, lo sceneggiatore Paul Laverty (che con il film conquista il premio al miglior script al festival di Venezia), è quella di assumere il punto di vista di un “anello debole” della catena sociale, di un pesce piccolo, che per di più è anche una donna (alla faccia del gentil sesso e della sua superiorità morale). La precaria e un po’ scapestrata Angie non ha remore nel diventare il pesce predatore, quando ne intravede uno più indifeso da divorare per diventare potente. Un bel personaggio, che non si ama ma non si odia, che non si approva ma si comprende. Il che toglie subito il rischio “pedagogico” in cui a volte incorre il cinema di Ken “il rosso”. Del resto, nel film, tutti sono disposti a sfruttare le debolezze degli altri per avere denaro e maggiori possibilità di sopravvivenza. Nessuno ne esce pulito, da un mondo sporco. Per farlo capire bene, Laverty-Loach scelgono di ambientare la storia solo negli strati bassi della popolazione senza mostrare “i pezzi grossi” della catena, celati dai vetri scuri di un’auto nella scena in cui Angie non viene pagata dal cantiere.

Molto belli e ben disegnati tutti i rapporti famigliari della protagonista, sia con il figlio che soprattutto con il padre (la scena in cui parlano sulla panchina fa stare male). Interessante anche il finale, con una falsa pista che vira al giallo ma viene subito smentita. Perché non è quello il punto: la violenza, qui, non è episodica. Non è un evento. È la struttura profonda di “questo mondo libero”, è la nostra realtà, è il ritorno allo stato di natura in cui solo la sopraffazione ha un senso. Il punto debole del film, hollywoodiano in tutte le scelte narrative, può essere visto allora proprio nel registro di “eccezionalità” che utilizza per raccontare la quotidianità del nostro mondo. Angie non è un personaggio ordinario, è una donna fuori dal comune, caparbia e anche cinica in maniera non consueta. Fa una scelta che pochissimi farebbero, ed è pure ragazza madre senza custodia del bambino (!). Ma, soprattutto, ci sono alcuni episodi che fanno scattare un senso di esagerazione (e qui si torna un po’ nel pedagogico). Tipo la scena del campo di roulotte… che, insomma, forse non era necessaria. Però, suvvia, il film è molto buono, non è giudicante né moralista e per questo fa più male.

In questo mondo libero (It’s a free world), di Ken Loach, GB/Italia/Germania/Spagna, 2007, 96 minuti

Cast: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet, Faruk Pruti.

Distribuzione: Bim

Uscita: Venezia 2007, 28 settembre 2007 (cinema)


Risposte

  1. [...] fronte a Giorni e nuvole è impossibile non pensare all’altro film sul lavoro visto di recente, quello di Ken Loach. Due film agli antipodi, e per questo interessanti da accostare. Se Loach partiva dalle vite degli [...]

  2. [...] non a caso le ambientazioni proletarie di Ken Loach e dei Dardenne – come le protagoniste di In questo mondo libero e di Rosetta nel film di Soldini, poi, i personaggi “fanno” sempre qualcosa, sono sempre in [...]


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