Inserito da: nonhosonno | Ottobre 1, 2007

Gli amori di Astrea e Celadondi Eric Rohmer

Quando leggerete questa recensione, con ogni probabilità non troverete più sui nostri schermi Gli amori di Astrea e Celadon. Ostico per ritmo, ambientazione e linguaggio, l’ultima fatica del maestro Eric Rohmer non è uno di quei film che sbancheranno il botteghino. Il regista dei Racconti delle quattro stagioni decide infatti di mettere in scena – talvolta letteralmente – un testo del Seicento francese, L’Astrée di Honoré d’Urfé, storia d’amore ambientata nella Gallia del V secolo, tra ninfe, druidi e pastorelle. È in questo setting immaginifico che, mossa dall’inganno di un pretendente, la pastorella Astrea si convince che il suo amato Celadon la tradisca. Offesa, la bionda e boccoluta fanciulla intima all’efebico amato di non farsi più vedere al suo cospetto finché lei stessa non avesse cambiato idea. Celadon, innamoratissimo di un sentimento puro e assoluto, si dispera e si getta nel fiume, ma verrà salvato da tre ninfe che si prenderanno cura di lui. Rimessosi in sesto, e scampato l’amore di una bellissima ninfa cui però non può corrispondere, Celadon non torna al suo villaggio, dove Astrea – venuta a conoscenza dell’inganno subito – lo piange oramai d’amare lacrime. Al contrario, Celadon tiene fede alla richiesta della sua pastorella di non mostrarsi più a lei, e si ritira nella foresta, depresso e senza speranza. Fortunatamente, però, il destino – complice un nuovo inganno – ha per i due amanti ben altri piani.

Summa di tematiche squisitamente rohmeriane, questo lavoro inaspettato – Rohmer dedica il film al regista Pierre Zucca, scomparso nel ‘95, e che avrebbe voluto realizzarlo – ben si accosta in realtà sia al discorso precedentemente avviato dal grande cineasta con La nobildonna e il duca, che ad essere “coronamento” e fondamento di tante precedenti opere. Una specie di “filosofia prima”, insomma. Riguardo al film in costume del 2001, il regista riflette ancora su finzione e inganno – scenico e psichico – come condizioni della possibilità di “figurare” e tentare una rappresentazione della natura noumenica dall’azione (non sorprende qui l’insistenza sui dipinti e il loro significato allegorico). Il noumeno è incarnato in questo caso dall’amor cortese tra i druidi, che Rohmer ci spiega con lunghi dialoghi al limite del teologico. Si parla dell’Uno e dei Molti nella concezione della divinità, di unita di attivo/passivo nell’azione-affezione dell’amante-amato e si ha l’impressione che Rohmer si senta perfettamente a suo agio nel mettere in scena questa figurazione lontana, e così stereotipata da spingere spesso al sorriso. L’agio sembrerebbe derivare, infatti, dall’ironia che Rohmer ci mette dentro perché sa di costruire un “altrove” che, però, è uno dei tanti possibili ed è semplicemente quello scelto da lui per una rappresentazione, per una finzione sull’amore assoluto, situato nel tempo senza tempo e fuori dalla storia (viene chiaramente detto che è un mondo estraneo dalla romanità). È un cinema totalmente inattuale, incentrato sulla psiche e sulla possibilità di raffigurarla, che osa scostarsi dalla materialità per tentare il “post-moderno” dello spirito.

Difficile insomma accostarsi a un film del genere, in bilico tra Straub e Huillet, con un pizzico di De Oliveira e qualche traccia del Pasolini più rigoroso. La richiesta allo spettatore è alta, e non necessariamente la quadratura del cerchio la ripaga appieno. La freschezza di Rohmer, però, vince su ogni dubbio, non si lascia scalfire dal tempo, e alla fine la sua leggiadria sagace rimane una delle cose più piacevoli da trovare al cinema. L’argomento è elevato come la lettura di un sonetto dantesco e forse ci ricorda, con grande leggerezza però, quanto il nostro universo dei sentimenti sia caduto in basso. Il finale è tra le scene più erotiche degli ultimi anni a causa, semplicemente, di un travestimento ambiguo e di un seno scoperto da una veste cadente. Solo un grandissimo regista poteva farci tutto questo.

Gli amori di Astrea e Celadon (Les amours d’Astrée et de Céladon), di Eric Rohmer, Francia/italia/Spagna, 2007, 109 minuti

Cast: Stéphanie de Crayencour, Andy Gillet, Cécile Cassel, Véronique Reymond, Rosette, Jocelyn Quivrin, Mathilde Mosnier.

Distribuzione: Bim

Uscita: Mostra di Venezia 2007, 1 settembre 2007 (cinema)


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