Pubblicato da: nonhosonno | settembre 12, 2007

Io non sono quidi Todd Haynes

Il fantasma è più di una persona. Bisogna tenere a mente il suggerimento che il regista Todd Haynes offre a inizio film, dopo aver mostrato il feretro del nostro eroe. Il fantasma è più di una persona, non è reale né immaginario ed è entrambe le cose, come fosse il loro incontro ma producesse qualcosa di irriducibile, una specie di “effetto” dirompente. Ed incontro tra reale e immaginario, veramente “fantasmatico”, è il ritratto di Bob Dylan che il regista (musicofilo) di Velvet Goldmine consegna al pubblico. Io non sono qui è del resto chiaro fin dal titolo, programmatico, dalla volontà di mettere in scena sei “forme” di un grande fantasma. Sei figure loro stesse fantasmatiche. Sei proliferazioni che però non cercano nulla, tanto meno l’autore, perché eventi puri di quell’essere proteiforme che percorse gli anni ’60 come “fantasma d’epoca”. Chi va in cerca di un biopic su Dylan resterà deluso. Io non sono qui può soddisfare invece chi ha voglia di aprirsi a un gioco di apparizioni ed epifanie, legate tra loro da una sintassi complessa, non lineare o razionale, ma da una logica del senso.

Io non sono qui disegna un intreccio, va detto, di difficile lettura per chi non ha presente (almeno per sommi capi), la vita e le opere di Robert Allen Zimmerman in arte Bob Dylan. Mai nominato né in un modo né nell’altro, ma di volta in volta Woody (Guthrie), Arthur (Rimbaud), Jack, Robby, Jude, Billy (The Kid), rimescolati senza diacronicità e rispettando la simultaneità delle figure fantasmatiche. Haynes riesce a raccontare qualcosa di Dylan e molto della sua epoca in maniera brillante, intelligente e per questo premiata a Venezia con un Gran Premio della Giuria (ex aqueo, però). Millantatore e sublime bugiardo, girovago al capezzale del Maestro, cantante di protest songs, poeta maledetto, rock star sull’orlo di una crisi di nervi, attore egocentrico, uomo in cerca di purezza, poi uomo di fede. Non c’è nulla da dire. Il film è sagace e girato molto bene. E non c’è nulla da dire: Otto e mezzo e tutto il cinema di Fellini sono pilastri immortali (tra le tante canzoni di Dylan, originali o meno, appare anche Nino Rota con le note che furono del Casanova). Insomma, averne di film come questo, non fosse altro che per la capacità di mettere in scena un materiale così complesso, di porsi mete tanto ambiziose senza averne paura e riuscendo pregevolmente nell’impresa. Non fosse altro per la creatività, profusa a piene mani dalle tante invenzioni della macchina da presa, per la consapevolezza di cosa sia una regia.

Insomma, prendete l’inizio di questo film e capirete perché il cinema italiano non è all’altezza. Prendete i primi dieci minuti di Io non sono qui e chiudiamo pure il dibattito. Eppure, nonostante i complimenti vivissimi all’autore, il film resta un’opera algida, molto intellettuale, estremamente pensata e preparata a tavolino. In cui manca il soffio vitale, l’emozione vera. Così, le due ore e un quarto si compiono piacevolmente, lasciando una sensazione di vivo interesse. Ma con poche strette al cuore, con pochi picchi (dati soprattutto dalle vivide note dei brani). Cate Blanchett è stata premiata come migliore attrice a Venezia per la sua impressionante mimesi con il Dylan di Highway 61 Revisited.

Io non sono qui (I’m not there), di Todd Haynes, USA, 2007, 135 minuti

Cast: Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams, Peter Friedman.

Distribuzione: Bim

Uscita: Venezia 2007, 7 settembre 2007(cinema)


Risposte

  1. [...] non si tratta di un musical – con l’ottima messa in scena del fantasma epocale di Bob Dylan in Io non sono qui di Todd Haynes, onestamente c’è da mettersi le mani nei [...]


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