In una mattina d’inverno del 1987, in un grigio studentato a Bucarest due giovani donne si affaccendano nei preparativi di quello che, di primo acchito, potrebbe sembrare un breve viaggio. Il loro nervosismo non fa pensare a una gita di piacere. Devono fare qualcosa di pesante e faticoso, che le rende tese e preoccupate. Otilia, l’estroversa delle due, lascia la timida Gabita nella tetra camera che condividono, ed esce per sbrigare le ultime cose: salutare il proprio fidanzato e prendere in prestito dei soldi, prenotare un albergo in centro, infine incontrare lo sconosciuto Mr. Bebe. È lui che dovrà praticare clandestinamente l’aborto a Gabita. Ma le cose, con Bebe, non andranno nel migliore dei modi. Così, sulla terribile “avventura” di un aborto – fuori legge nella Romania di Ceausescu – si concentra la giornata di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni: una missione da compiere, attorno alla quale il regista riesce a narrare un paese, l’aria malata della dittatura, la freddezza delle persone. Ci riesce con una classe da far invidia a cineasti ben più navigati. Sarà per questo che, sbaragliando la concorrenza del 60° festival di Cannes (fratelli Coen, Gus Van Sant, Kusturica, solo per dirne alcuni), il quasi-esordiente rumeno Cristian Mungiu vince la Palma d’Oro con soddisfazione di tutti. Difficile pensare, in effetti, che al Festival potesse esserci un film migliore. Ed è difficile, inoltre, pensare di iniziare meglio la stagione cinematografica. 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni è un film perfetto in cui c’è tutto ciò che vorremmo trovare sedendoci in sala.
Innanzitutto, la storia, le emozioni, la tensione. Quando si ha qualcosa da dire, aiuta. E cosa c’è di più interessante di vedere le vite “degli altri”, di quelli che stavano dall’altra parte della Cortina di Ferro? Alla fine dei conti, ne sappiamo
davvero poco ed è una vera fortuna che inizi ad esserci un cinema dell’est Europa. Mungiu ha voglia di raccontare le vicende del suo paese e con questo grande film mette la prima pietra angolare ad un progetto complesso intitolato “Storie dell’età dell’oro – una storia soggettiva del comunismo in Romania”. Ed è proprio la parola “soggettiva” ad essere al centro del progetto e di questo film. Ad essere la forza di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni. È l’accento sui personaggi (in particolare la protagonista Otilia) a determinare la cifra stilistica e l’impianto narrativo. Quel che Mungiu mette in scena e rende vive sono proprio le emozioni di Otilia e Gabita nella giornata più orribile della loro vita. Il loro disagio, la loro paura, sono il cuore del racconto, messo in scena con puri meccanismi di suspance, come se fossimo di fronte a un giallo. Il film è, così, tensione pura e basta vedere la camminata di Otilia nella notte ostile di Bucarest per capirlo. Sfondi perennemente fuori fuoco, azioni che si svolgono fuori campo, insistenza sui particolari per raccontare il tutto, uso encomiabile del sonoro, soffocamento dato da una fotografia su toni sommessi e grigi, capacità di comporre l’inquadratura in perfetta risonanza con la sensazioni di Otilia (non c’è niente di più claustrofobico della camera immobile durante la cena di Otilia con i genitori del fidanzato). Tutti strumenti di regia per metterci nei panni delle povere ragazze, per farci soffrire con loro.
Giocato sullo sfasamento e, addirittura, su alcuni momenti di humor nerissimo e dissonante, 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni è un
lavoro eccezionale, e fa venire in mente – non per stile, ma per l’urgenza del racconto e la capacità di dare densità sociale al privato – il cinema neorealista italiano. Non era forse una storia soggettiva del dopo guerra in Italia, quella dell’operaio Antonio Ricci di Ladri di biciclette? Fossimo in altri tempi, il film di Mungiu potrebbe elevarsi a classico. Speriamo insomma che il suo progetto prosegua, perché il primo film giustamente ha vinto il premio più prestigioso. Piccola nota polemica: il film è stato stroncato dall’Osservatore romano, come se l’aborto fosse il tema vero della vicenda. Ma, incomprensione per incomprensione, dell’ottimo lavoro di Mungiu va consigliata la visione a chi ha dei dubbi sulla legge 194.
4 mesi, 3 settimane e 2 giorni (4 luni, 3 saptamini si 2 zile), di Cristian Mungiu, Romania, 2007, 113 minuti
Cast: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov, Alex Potocean, Luminita Gheorghiu, Adi Carauleanu.
Distribuzione: Lucky Red
Uscita: Cannes 2007, 24 agosto 2007 (cinema)
[...] e ottimo come al solito Tim Roth. Piccolo cammeo per Anamaria Marinca, la protagonista di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, che qui fa la receptionist dell’albergo di Piatra [...]
Da: Un’altra giovinezza - di Francis Ford Coppola « NON HO SONNO su Settembre 23, 2008
alle 6:41 pm
[...] sulla “storia” cilena per certi versi analoga a quella di Cristian Mungiu sulla Romania (4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) ma in confronto a questo la Palma d’Oro 2007 era un film delicato. Citazione di Aguirre. Che [...]
Da: Tony Manero - di Pablo Larraìn « NON HO SONNO su Gennaio 21, 2009
alle 10:57 pm