Mettiamo in chiaro una cosa: il più brutto film di Tarantino è sempre meglio di un film di Luchetti e se Tarantino impazzisse, girando immagini a caso, sarebbe sempre meglio del 80% del cinema italiano. Con questa premessa, possiamo anche parlare del meno riuscito film di Tarantino (brutto proprio no: non scherziamo!) Grindhouse – A prova di morte, le cui vicissitudini produttive non hanno aiutato il regista a coronare il suo progetto. A prova di morte sarebbe dovuto essere l’episodio di un film composto da un altro episodio girato da Robert Rodriguez, entrambi inframmezzati di falsi trailer di film horror o di serie B. Nelle intenzioni dei due registi, i film sarebbero dovuti essere un’unica opera divisa in due, intitolata “Grindhouse”, termine per dire quei cinema americani anni ’70 dove si proiettavano film a rotazione, uno dopo l’altro, e tutti rigorosamente di genere. La cosa a Tarantino non è riuscita perché il produttore ha voluto “separare” i gemelli alla nascita (e fare molti più quattrini, presumibilmente), così il nostro ha stiracchiato la durata del suo film per farlo uscire in separata sede. Sarà, forse, anche per questo che Grindhouse – A prova di morte reca seco le tracce del genio senza centrare appieno il bersaglio.
Il film è diviso a sua volta in due parti, che rivelano l’intenzione del folle Quentin: il cinema rifà se stesso e contemporaneamente partorisce nuova percezione, ed è difficile discriminare tra citazione e storia (la prova è nell’effetto dell’sms
mandato da Julia, che risveglia lo spettatore dall’illusione di essere in un film di Russ Meyer, dentro a un film girato nel 1975). Le due parti in cui è diviso il film sono la duplicazione una dell’altra ma vanno a finire in maniera diversa. Il primo “episodio” di A prova di morte è la messa in scena formalmente calligrafica di un B movie vecchio stile: dai titoli alla pellicola che Tarantino ha rovinato per creare l’effetto vintage, dalle immagini sul juke box ai finti e voluti salti del sonoro, il regista si è divertito come un pollo a riprodurre tutto il cinema che ha visto da piccolo e che dà forma al suo cinema. La seconda parte (con un breve intermezzo in bianco e nero francamente incomprensibile) è invece interpretata da due vere stuntwomen (una è Zoe Bell, la controfigura di Uma Thurman in Kill Bill) quelle persone che stanno “tra le pieghe” del cinema girato, che non si vedono ma danno vita al film: si realizza così un ironico cortocircuito in cui il cinema salva la realtà (vedere per credere) e il meccanismo del cinema trova visibilità nella scena. Allora? Che cosa c’è che non va?
Per prima cosa non vanno i dialoghi. Che Tarantino li sappia scrivere bene è una certezza, ma qui non ne dà gran prova… mentre ce ne sarebbe bisogno, perché la lunghissima scena del bar risulta noiosa per mancanza di quelle buone battute “da cazzeggio” che hanno fatto la fortuna di Pulp Fiction. Ma anche la sceneggiatura non va bene fino in fondo, perché il film riproduce formalmente lo stile anni ’70, ma non sostanzialmente: non è animo “sporco”, di serie B, quello di Quentin. È animo da Festival di Cannes: la differenza tra questa sceneggiatura e “quelle là” è abissale. Quindi, e arriviamo al vero difetto strutturale, il film non trae le estreme conseguenze dalle proprie premesse: non risulta totalmente una raffinata ri-messa in scena, né tanto meno un calco alla Psycho (quello di Gus Van Saint, ovviamente), né gioco dell’immaginario, né ragionamento sul cinema. Nel suo delirio, è Enrico Ghezzi a suggerire la chiave per leggere il senso della doppiezza tarantiniana: “non proiezione, ma mutazione”. Ecco, A prova di morte potrebbe mettere in scena la mutazione interna del cinema ma non ci riesce con chiarezza: l’istinto di gioco è troppo forte e il regista perde rigore, essenziale per fare “pulizia” in un materiale tanto scivoloso. Ma, scusate, al di là di tutte queste diatribe, il nuovo Tarantino resta un film intelligente, divertente, pensato e diretto da un maledetto genio. E che i mediocri del cinema si mettano il cuore in pace.
Grindhouse – A prova di morte, di Quentin Tarantino, USA, 2007, 116 minuti
Cast: Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Tracie Thoms, Rosario Dawson, Zoe Bell, Mary Elizabeth Winstead, Rose McGowan, Eli Roth, Omar Doom, Stuart Wilson, Quentin Tarantino.
Uscita: 1 giugno 2007