Prima considerazione: questo non è l’anno del pianoforte, specialmente se a suonarlo sono due donne di cui una giovane e una meno giovane. Dicendo questo la mente va al tedioso La voltapagine e a questa nuova uscita cinematografica intitolata Quattro minuti… che al massimo dovrebbe indicare la durata auspicabile del film stesso. Seconda questione: il cinema tedesco è tornato alla ribalta e, anche se nella memoria collettiva la triade germanica resta quella di Fassbinder-Wenders-Herzog, qualcosa si muove nella terra di Fritz Lang. Certo è qualcosa di meno leggendario e folle di un Aguirre o di una Petra von Kant, ma non è solo “colpa” dei registi di oggi: i tempi sono diversi e il cervello viene stimolato assai meno un po’ in tutto il mondo. Quindi, giustamente, giornali e spettatori apprezzano i “segni di vita” che arrivano dal nord senza lasciarsi prendere dalla nostalgia. In questi ultimi anni sono andate bene alcune commedie piuttosto divertenti – Goodbye Lenin! e Zucker – drammi cupi – La caduta o la riduzione cinematografica de Le particelle elementari – tentativi di “post-moderno” krautiko, tipo il cinema di Tom Twiker (Lola corre). Poi, a un certo punto, arriva un regista dal nome lunghissimo – Florian Henckel von Donnersmarck – che al suo esordio fa un film straordinario come Le vite degli altri. Il film vince l’Oscar e subito contagia con l’aura di un cinema “rinato” anche altri film dal valore assai differente. Come, per esempio, Quattro minuti di Chris Kraus, che ora sembra un capolavoro ma se prima non ci fosse stato lo splendore della stella von Donnersmarck non brillerebbe di luce propria. Anche Kraus è un giovane regista, e questo è il suo primo film distribuito a livello europeo (ne ha fatto un altro, ma è uscito solo in Germania). Ma il film è, onestamente, molto brutto.
Ambientato in un carcere femminile, racconta la vicenda di due donne opposte tra loro. Una è l’insegnante di pianoforte del penitenziario, un’ottantenne che sa di guerra franco-prussiana, l’altra è una ventenne omicida, violentissima, ovviamente vittima a sua volta di violenza famigliare, che però ha uno smisurato talento per il piano. Tra le due donne, ovviamente, si crea un rapporto complesso. Fatto di lotta e rispetto, di conflitto e complicità. Alla fine sono più unite di quanto non pensino, anche perché il mondo che le circonda è duro, pieno di regole, conformismo e mediocrità. Tutto ciò a cui l’arte si oppone. Poi, si scopre che l’ottantenne è lesbica… e qui un povero spettatore si chiede cosa
centri, e perché ci siano quei flash back, e perché ci venga mostrata la seconda guerra mondiale… Insomma, Chris Kraus avrà anche molte cose da dire, ma non le ha certo messe in fila per bene. I temi (solo accennati) sono tanti, troppi, e tutti molto ovvi: l’educazione, il talento, il senso dell’arte, la ribellione contro il conformismo, la libertà individuale contro l’imposizione… Ecc. ecc. ecc. Il problema è che sembrano messi in modo paratattico, senza un centro di gravitazione, un motivo forte, un movimento che prenda il sopravvento. Le attrici sono brave, ma i loro personaggi sono irrisolti ed eccessivamente “simbolici” per risultare convincenti. La regia, tutta virtuosismi, svolazzi, e inutili percorsi di camera, sa di principiante che vuol far vedere che “ha occhio” e sa fare cose particolari. Ma voler essere originali non significa esserlo veramente. Quattro minuti è uno di quei film “che fregano”, perché è europeo (quindi, non si sa perché, sinonimo di qualità), tedesco (cosa che al momento “tira”) e girato in modo strano. Il che, in sé, non fa però la gloria di un film. Quattro minuti è infatti, concettualmente, l’opposto del bellissimo Le vite degli altri. Un film di violenta quotidianità, con ottimi personaggi, dall’intreccio pulito, senza fronzoli, girato con sobrietà. Peccato che, quando arriva un trend, non si distingua più tra rose e rape.
Quattro minuti, di Chris Kraus, Germania, 2006, 112 minuti
Cast: Monica Bleibtreu, Hannah Herzsprung, Sven Pippig, Richy Müller, Jasmin Tabatabai, Vadim Glowna, Nadja Uhl.
Uscita: 4 maggio 2007