Lo schermo, d’estate, offre al solito ben poco. Non si capisce perché a dire il vero, e fa un po’ rabbia pensare che nel mondo vengono prodotti un buon numero di ottimi film che non vengono distribuiti. Visto che i cinema di questi tempi chiudono, e in quelli ancora aperti ci vanno soltanto pochissime persone… non sarebbe il caso di tirar fuori qualche titolo di nicchia? Oh multisale, voi che avete tanti schermi, raccattate qualche chicca di fine stagione al posto delle schifezze americane che appestano gli schermi cittadini! Perché quel che passa adesso sullo schermo è un insulto all’homo sapiens… e a vedere quel grande film che è Bubble, di questi tempi, c’è lo stesso numero di persone che a vedere un filmetto come American Dreamz. Cioè quattro persone. Pochissime. Ma che ci volete fare: è caldo e al massimo al cinema ci vanno gli appassionati veri… per cui, fate uno sforzo, oh esercenti, se proprio volete tenere aperto fino a fine giugno! Non cercate il grande pubblico: quello è in spiaggia. E, poco per poco, magari val la pena di rischiare con il cinefilo.
Fatta la filippica, veniamo al film di questa settimana: cioè American Dreamz di Paul Weitz (l’autore di American Pie, About a Boy e In Good Company), una satira sugli Stati Uniti che, in fondo, a qualcuno è pure piaciuto. Prende di mira la televisione, condanna il narcisismo smodato e devastante che rende l’America vacua e priva di valori, accenna con ruffianeria alla guerra in Iraq, mette in scena un presidente degli Stati Uniti idiota e semianalfabeta. Sta sull’attualità e fa (finta) autocritica. Per questo, nel film non può mancare il ragazzo “arabo” (lo chiamano
così, ma è pakistano!!!), che va negli Stati Uniti intenzionato a compiere un attentato suicida. Ma quando viene selezionato per “American Dreamz”, la trasmissione televisiva più vista d’America (che è tipo “Amici”, per intenderci), capisce che alla fine gli americani sono buoni e che, in fondo, è molto divertente fare il cantante di musical! Ecco, si può capire da questi pochi dati che American Dreamz dà un colpo al cerchio e uno alla botte: non è totalmente idiota e ha un’anima satirica – così da piacere anche a un pubblico più serio, magari democratico-che-ha-votato-Kerry – ma è sufficientemente superficiale da poter essere visto da chiunque… e soprattutto è profondamente filoamericano, tanto da non porre minimamente in questione da che parte stia il fondamento della ragione. Gli americani sono un popolo con tanti difetti, ma la possibilità di vivere bene si può trovare solo partendo dagli States, non certo dalle tendopoli dei selvaggi (“gli arabi”). C’è da dire che il film è politicamente scorretto anche nella rappresentazione di Bush (un vero imbecille, che va in esaurimento nervoso quando legge per la prima volta in vita sua un giornale!). Ma in quella dei pakistani… davvero si sfiora il razzismo, che ricorda quella dei negri nei film degli anni ’40-’50 (quando dicevano: “Zì, badrone…”).
Ecco, American Dreamz è un film fintamente critico, in realtà prono sulla bandiera a stelle e strisce. Inoltre è un film idiota: nelle rappresentazioni dei personaggi, nelle scene, nelle idee… tanto che, quando si esce, l’impressione di aver perso qualche neurone durante la visione non ve la toglie nessuno.
American Dreamz, di Paul Weitz, USA, 2006, 107 minuti
Cast: Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Chris Klein, Judy Greer, Jennifer Coolidge.
Uscita: 9 giugno 2006