Ha 43 anni, ha esordito a 26 vincendo la Palma d’Oro a Cannes (con Sesso bugie e videotape) e questo è il suo quindicesimo film. Sono numeri che pochi possono vantare. E anche Bubble è un film che pochi possono vantare. Altro che Harmony Korine con i suoi pamphlet radical chic, altro che Solondz con i suoi sistemi a orologeria (rispettabilissimi e a volte anche belli), la vera tragedia americana in questi anni l’hanno raccontata alla perfezione soltanto Gus Van Saint con Elephant e Steven Soderbergh con questo magistrale, strepitoso film di 73 minuti. Ma tanto bastano per un lavoro memorabile. Che Soderbergh abbia una doppia personalità, lo sanno tutti: da una parte gira Ocean’s Eleven e si muove sul palcoscenico della Hollywood più mainstream, dall’altra gira un minimal film come Bubble, che è un vero capolavoro di cinema indipendente.
Filmato in digitale, distribuito contemporaneamente negli Usa su tv satellitare, in dvd e in sala, Bubble è il primo capitolo di una piccola “saga” neorealista in sei atti, che Soderbergh vorrebbe girare per gli Stati Uniti, utilizzando non attori ma i cittadini delle varie località americane in cui il regista
ambienterà le storie. Così, i protagonisti di Bubble sono veri operai di una cittadina dell’Ohio… anche se si spera che la loro vita sia meglio di quella dei loro alter ego cinematografici. Che nel film sono Martha, Kyle e Rose, operai in una fabbrica di bambole in una di quelle città – che sono la maggior parte degli Stati Uniti: New York, Los Angeles e Chicago sono realtà assai poco rappresentative – in cui non c’è assolutamente nulla. Solo case di latta su ruote, il supermercato, la fabbrica, e il bar. Fine della vostra esistenza, se ci viveste. E fine della loro. Martha è una quarantenne obesa dai capelli rossi, che vive con il padre malato e di lavoro assembla teste di bambole; Kyle è un collega di Martha, ha vent’anni, vive in una roulotte con la mamma disoccupata che guarda sempre la tv. I due sono amici, ma soprattutto sono compagni di silenzi e di una vita che scorre senza senso, senza sogni, ogni giorno identica a se stessa. Martha è anche invaghita di Kyle, ma è un incoffessabile sentimento di cui, in qualche modo, neppure Martha è consapevole. Poi però nella fabbrica di bambole arriva Rose, una ventenne graziosa e attraente, che Kyle sembra subito notare. Rose non è esattamente una persona onesta e trasparente, ma seduce facilmente Kyle. E Martha non la prenderà proprio benissimo… La trama di Bubble è costruita attorno a un evento (l’arrivo di Rose) che fa scoppiare una situazione in equilibrio precario. Ciò che davvero entusiasma è la capacità di Soderbergh di inserire elementi vertiginosi, quasi visionari (le sequenze del lavoro in fabbrica sono strepitose) in un film neorealista a tutti gli effetti. Un film piano, semplicissimo, eppure straniante. Che racconta alla perfezione l’altro lato degli Usa, che è il lato maggioritario, più diffuso e vero di quello strano paese. Un paese in cui la nuda realtà e lo squallore hanno strappato alla maggioranza delle persone persino i sogni, gli slanci, le speranze, ma senza che nessuno se ne renda conto. La rimozione di una vita migliore e di qualsiasi speranza è alla base dell’esistenza nella società americana, che continua a perpetuare se stessa in una triste monotonia.
Bubble, di Steven Soderbergh, USA, 2005, 73 minuti
Cast: Debbie Doebereiner, Dustin James Ashley, Misty Dawn Wilkins, Omar Cowan, Laurie Lee.
Uscita: 12 maggio 2006