Il Leone d’Oro 2005 ruggisce a bassa voce, ma se si tende l’orecchio ruggisce per davvero. Un film nascosto, intimo e molto classico, quello di Ang Lee. Che è regista eclettico, capace di misurarsi con generi distanti tra loro, a partire dalla commedia (gli esordi, con Banchetto di nozze e Mangiare, bere, uomo, donna), fino al dramma borghese (l’ottimo Tempesta di ghiaccio), o al recupero hollywoodiano del wuxiapian (La tigre e il dragone). Questa volta il regista taiwanese mette in scena un melò in piena regola, o anche un post-western che ricorda Gli spostati di Huston e non Gli spietati di Eastwood, ma che di Eastwood richiama le atmosfere e lo struggimento de I ponti di Madison County. I segreti di Brokeback Mountain è un film sfaccettato e di ampio respiro: la vicenda di Jack e Ellis, i due cowboy omossessuali, copre un arco di vent’anni e racconta gli intrecci di due vite disperate. Siamo nel pieno del Wyoming, lo stato delle praterie e delle montagne. Nell’estate del 1963, due ventenni con cinturone, speroni e cappello da pistolero si ritrovano a fare i custodi di pecore, in cima alla catena montuosa di Brokeback. In breve tra i due scatta l’amore, un amore naturale e spontaneo, raccontato con gesti di lotta e di tenerezza, un amore tra pari, tra due uomini che possono capirsi profondamente e reciprocamente. Ma il Wyoming non è un posto di larghe vedute e, a dire la verità, neppure Jack e Ellis sono dotati di eccessivo coraggio. L’omosessualità è devianza. Perciò è meglio sposarsi con la prima ragazza carina e per bene di turno, che sforna figli e non fa troppe domande. Ma all’amore non si resiste, e i due uomini riprendono a frequentarsi saltuariamente, senza mai decidere di uscire allo scoperto. Per tutta la vita Jack e Ellis racchiudono nelle loro gite lontano da tutto la verità autentica delle rispettive esistenze, eterna ripetizione-messa in scena di quell’estate in Wyoming.
La forza del film sta nella sobrietà con cui, senza darlo a vedere, Ang Lee inserisce elementi tipici della tragedia, che costituisce lo spirito profondo del film. Se la tragedia è l’apertura del conflitto, destino ineluttabile che entra in gioco nella vita di eroi colpevoli e innocenti a un tempo, se la tragedia è lotta tra le forze opposte,
ebbene siamo di fronte a tutto questo. I personaggi sono perfetti nella loro junghiana complementarietà: Jack ha consapevolezza della propria omosessualità, è apparentemente più coraggioso, e forse metterebbe in discussione tutto per star con Ellis, che invece vive nella non accettazione e che mai pensa seriamente di realizzare il proprio sentimento profondo. L’eroe si sdoppia incarnando la purezza delle forze e replicando all’infinito la vertigine del dubbio. Anche le due donne, le mogli, sono personaggi interessanti. Specialmente Alma, la moglie di Ellis, che sa ma non dice nulla, che accetta in fondo l’ipocrisia sociale che come un manto di finta normalità ricopre le vite di tutti. Oltre alla messa in scena del tragico, altro punto di forza del film è lo sguardo obliquo e distante che getta sulla società americana, riletta rivoltando come un guanto due pilastri archetipici. Due miti che, per ragioni diverse, sono alla base di molto immaginario legato agli States. Ovvero il western e gli anni ’60. Se sul western, Ang Lee innesta una vicenda degna di Douglas Sirk, dei gloriosi anni ’60-’70 il regista racconta il lato meno caratteristico ma in fondo più diffuso. Che non è certo quello delle marce a San Francisco e dell’America progressista. Ang Lee narra di una società rurale e impermeabile al cambiamento, chiusa su se stessa, arcaica. Che forse è il vero lato dell’America, certamente il lato maggioritario, quello delle vite dei più, ieri come oggi. Infine il film tratta l’omosessualità in maniera pregevole, togliendo alla vicenda qualsiasi connotazione “di genere”. Jack e Ellis non sono due uomini che si amano, sono due persone che si amano, due giovani che scoprono che si può essere amici amandosi e che l’amore è parità e rispetto. La loro esperienza, il loro orizzonte perduto, è infatti quello della giovinezza perenne, perché è della giovinezza, delle sue illusioni, delle possibilità infinite che mette di fronte ai nostri occhi ci parla in fondo Ang Lee. Semplicemente un capolavoro.
Cast: Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway, Randy Quaid, Linda Cardellini, Anna Faris, Scott Michael Campbell, Kate Mara, Cheyenne Hill, Brooklynn Proulx, Tom Carey.
Uscita: 20 gennaio 2006
[...] più che alla ricerca di uno stile riconoscibile a prima vista. Nel film “gemello” e opposto a I segreti di Brokeback Mountain Ang Lee va fino alle estreme conseguenze nell’affrontare la classicità possibile del cinema. [...]
Da: Lussuria - Seduzione e tradimento – di Ang Lee « NON HO SONNO su Settembre 27, 2008
alle 2:57 pm