Inserito da: nonhosonno | Gennaio 15, 2006

The New Worlddi Terrence Malick

Il ritorno al cinema di Malick (dopo più di sette anni da La sottile linea rossa) è dedicato alla figura di Pocahontas, l’indiana della Virginia che all’inizio del Seicento si innamora dell’inglese John Smith, “tradendo” il suo popolo. La particolarità di questa ennesima declinazione malickiana del rapporto uomo-mondo, cultura-natura, verità-artificio è il punto di vista. Che è soprattutto quello di Pocahontas. Gli inglesi abitualmente leggono e vedono in Pocahontas l’incarnazione della naturale bontà del mondo, della sua generosità e ricchezza: la ergono quindi a mito e la ricordano come alleata, probabilmente per sedare il senso di colpa derivato dall’aver conquistato così ingenerosamente tanta abbondanza. Se anche The New World conducesse così le danze, allora deluderebbe parecchio, ma invece – altrimenti che Malick sarebbe – non delude affatto. Perché il film viene pensato dal punto di vista della “conquistata” e racconta così l’impervia strada di un cambiamento, la trasformazione necessaria del sentire più immediato in un sentire altro, che la protagonista non conosce e che conquista – a costo di atroci sofferenze – con la propria vicenda emotiva. E, povera Pocahontas, ne passa di dolori prima di ritrovare un senso nelle cose! Facendo questo, cioè scegliendo l’unico punto di vista davvero interessante, Malick ribalta il mito della bella indiana come viene normalmente inteso e lo ribalta in primo luogo divaricando asimmetricamente la narrazione. Nel primo tempo, molto lirico ed estatico, vengono poste premesse emotive e narrative. Nel secondo, molto intenso di vicende, azioni, fatti, queste premesse vengono in parte disattese, scavalcate.

Sul “significato” profondo del film ci sarebbe da discutere, perché indubbiamente la società dei conquistatori non fa una figura fulgida. Eppure Malick non ricade neanche un po’, neanche per un attimo, nel mito del buon selvaggio. Semplicemente nel film la natura è indifferente, la sua innocenza è sempre solo pensata dall’uomo, e non si può dire che la percezione emotivamente “immediata” del mondo sia vera. Né che sia davvero “immediata”. Certamente infatti, l’autenticità del sentire non riguarda mai l’uomo, un essere di cui non si può mai dire nulla con verità. Per Malick l’autenticità del sentimento non è mai frutto della sola spontaneità. L’uomo è cultura per natura, e i medesimi effetti emotivi si possono ottenere attraverso circostanze, montaggi del pensiero e dell’esperienza, variabili. E per fortuna. Infatti Pocahontas si accorge che può tornare a sentire, a provare amore, anche al di fuori del suo contesto. Ma certamente in maniera differente, forse meno immediata o forse – questo l’aspetto davvero interessante – mediata attraverso categorie diverse dello spirito. E si aprono orizzonti infiniti, ragionando su The New World, perché Malick è regista e filosofo, artista e pensatore. Purtroppo, la messa in scena molto convenzionale, la una colonna sonora pomposa “a tutta orchestra”, una fotografia impeccabile ma fin troppo pulita non sono all’altezza dell’intelligenza del film, e lo rendono un lavoro meno perfetto degli altri tre magistrali capolavori malickiani.

The New World, di Terrence Malick, USA, 2006, 150 minuti

Cast: Christian Bale, Jason Aaron Baca, Colin Farrell, Ben Mendelsohn, David Thewlis, Q’Orianka Kilcher, Christopher Plummer, Jonathan Pryce, Eddie Marsan, Noah Taylor.

Uscita: 12 gennaio 2006


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