Fischiato senza pietà all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, I giorni dell’abbandono è un’opera stilisticamente discontinua, ma non priva di senso. In sintesi, il film del bravo Roberto Faenza non meritava un trattamento tanto severo. La storia, molto lineare, racconta di Olga (Margherita Buy), una quarantenne che si vede piantare, da un giorno all’altro, dal marito (Luca Zingaretti) innamorato di un’avvenente ventenne. Lasciata sola con i due figli, Olga inizialmente cerca di mantenere la calma, comincia un nuovo libro (fa la traduttrice), e spera in fondo che quella del marito sia solo una sbandata. Il crollo avviene quando Olga capisce che non è così, e che l’uomo l’ha definitivamente lasciata. Di lì, I giorni dell’abbandono diventa il racconto del percorso psicologico che una donna deve compiere per ritrovare la propria autonomia.
Cosa funziona in questo film? Innanzitutto il tema, il racconto, che tra le righe parla dell’educazione intrinsecamente ipocrita con cui vengono allevate le donne (vedi il rapporto tra Olga e la madre), e parla della legittimità dei sentimenti, anche nella loro natura precaria, fuggevole. In questo senso, funziona perfettamente che il marito sia poco più di una figura di sfondo, poco più che l’agente da cui parte il
dramma. Del resto, il dramma è interno a Olga, e la spinge a rimettere in discussione l’intero assetto della sua educazione e dei suoi comportamenti. Ciò che funziona è, per dirla in breve, che il film di Faenza riesce sia a raccontare i tormenti psicologici di una donna abbandonata, sia a mettere sotto accusa una tara del mondo femminile, quella che vede la donna totalmente dipendente dal rapporto amoroso. Non deve perciò confondere il fatto che, sul finale, Olga ritrovi un amore. Lei stessa infatti dice che ha amato quel nuovo uomo quietamente, ovvero senza aspettative. C’è del sadismo, ne I giorni dell’abbandono, un sadismo voyeristico diretto alla protagonista, incapace per educazione e mentalità di vedersi sola. Questo funziona, e rende il film meno banale di quello che ci si possa attendere. I difetti del film sono comunque molti, ma più da imputare a cadute di stile, che non all’impianto generale, che invece ha una sua solidità e una sua ragion d’essere. Brutta la figura della “poverella”, in cui Olga si immedesima: dovrebbe essere evocativa, ma è solo imbarazzante. Poco riuscito, per le stesse ragioni, il personaggio della barbona che vive davanti alla casa di Olga. Quasi disastrosa la scelta di Bregovic come modello alternativo maschile. Ma di pasticci, qua e là, ce ne sono parecchi. Come pure ci sono scene sulla carta penose e sulla pellicola più riuscite, come quella dell’amplesso. Insomma, un film perdibile, ma non disprezzabile.
I giorni dell’abbandono, di Roberto Faenza, Italia, 2005, 96 minuti
Cast: Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregovic, Alessia Goria
Uscita: 16 settembre 2005