Vicitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2004 e subito etichettato come “film tarantiniano” (il simpatico Quentin presiedeva infatti la Giuria del Festival), Old boy di tarantiniano ha ben poco, quasi nulla. E meno male, perché di cloni non c’è mai bisogno. Visto che viviamo in un mondo rovesciato, ciò che viene dall’Oriente e contiene violenza, combattimenti, sentimenti estremi viene designato
oggi come filiazione della simpatica canaglia che ha girato Kill Bill, mentre invece “è piuttosto Tarantino ad essersi ispirato al cinema orientale”, come rimarca Park Chan-wook, il regista coreano che non ha molta voglia di sentirsi emulo di qualcuno che da anni scopiazza (virtuosamente) il cinema che proviene dall’est. Old boy è un film riuscito a metà, ma Chan-Wook ha ancora tempo per raffinare il suo stile registico, decisamente promettente, e la sua scrittura, decisamente colta. Il progetto è ambizioso e ha il suo perno nell’incontro di una messa in scena astratta e priva di coordinate realistiche, una regia quasi ipertestuale – fatta di “finestre” sull’altrove e di balzi temporali improvvisi, resi possibili dai rimandi del senso e dalla memoria che si apre tutta d’un tratto – e una storia che attinge dal passato e da un profondo senso di colpa. Dunque Old boy parla di inconscio, di ambientazioni più psichiche che concrete, di come il presente sia accompagnato da quel che siamo stati, anche senza avvedercene. All’interno di questa ambizione sorge qualche difficoltà, in particolare la densità dei materiali simbolici pare a tratti troppo grande per essere giocata con maestria dal regista.
La vicenda appartiene al noir e Old boy è tratto da un manga in otto volumi di Mineghishi Nobuaki: anche se Park Chan-Wook ha letto Jung e Sofocle prima di scrivere la sceneggiatura, la matrice di azione e quella onirico-psicologica non sempre vanno a braccetto, come se mancasse un’armonizzazione totale tra testo e sottotesto. La regia, di conseguenza, ogni tanto sembra arzigogolare troppo, senza necessità piena, dando l’impressione di essere puramente virtuosistica. Questi i punti “deboli”, ma sarebbe meglio dire “meno convincenti”. In realtà Old boy è un bel film, di grande interesse proprio perché si tratta di un esperimento – e di registi che hanno voglia di farlo ce ne sono pochi sul serio –, e ha un persino un messaggio da dare. Che è quello di spezzare il circolo vizioso tra colpa e violenza, di rigenerarci in una nuova moralità slegata da insegnamenti sbagliati (Chan-Wook ha ricevuto un’educazione cattolica che pare proprio rinnegare), e foriera di nuovi amori e di futuri possibili.
Old Boy, di Park Chan-wook, Corea del Sud, 2003, 96 minuti
Cast: Choi Min-sik, Yoo Ji-tae, Gang Hye-jung, Ji Dae-han
Uscita: 6 maggio 2005