Inserito da: nonhosonno | Aprile 26, 2005

Comandantedi Oliver Stone

Non si capisce bene se il problema sia Oliver Stone o Fidel Castro. Probabilmente lo sono entrambi. Comandante, primo documentario di Oliver Stone, è apparentemente ghiotto e invitante, perché nessun regista aveva mai intervistato per 3 giorni e 3 notti il leader maximo. Uno spettatore perciò si attende qualcosa di interessante, uno sguardo che ci dia elementi di comprensione che prima non avevamo. Se in parte questo accade, avviene solo sul versante umano e privato, l’unico sul quale il film può davvero rivelarci qualche sprazzo di verità: da questo punto di vista Fidel Castro ci appare a tratti una figura tragica, l’incarnazione di come sia impossibile difendere un sistema di giuste aspirazioni rifiutando il cambiamento, il divenire del tempo, il corso della storia. Sul piano informativo, come opera di approfondimento, Comandante non è invece un lavoro particolarmente interessante. Il patto tra Stone e Castro era che il dittatore cubano avrebbe accettato le 30 ore di intervista solo a condizione di poter interrompere le riprese a suo piacere e di poter richiedere tagli se lo riteneva opportuno. Ma Castro non ha avuto bisogno di farlo, ed è forse questo a doverci far riflettere. Innanzitutto, il Comandante Fidel svicola con abilità le domande più spinose che Stone tenta di fargli, dimostrandosi poco incline a problematizzare sul serio qualcosa dei suoi 45 anni di potere; il regista di JFK, dal canto suo, è talmente abbagliato dalla stima per il leader cubano che, quando tenta di fare l’osservatore critico, ci fa quasi tenerezza.

A Stone piace da morire questo grande uomo latinoamericano che un tempo è stato capace di sfidare proprio quel sistema che Stone contrasta: il potere imperialista nordamericano. Proprio per questo l’agiografia è sempre dietro l’angolo e, come hanno scritto sull’Indipendent, “avendo la possibilità di intervistare Castro scegliete chiunque per fargli le domande, ma non Oliver Stone”. Ma chi altro avrebbe potuto farlo? Castro non si sarebbe mai fatto intervistare da un altro regista americano, e se anche fosse accaduto non siamo certi che gli avrebbe concesso di penetrare maggiormente nel suo animo e nella sua mente di politico. Alla fine della fiera, verrebbe da obiettare, sarebbe stato meglio un bel reportage su quella terra meravigliosa e struggente che è Cuba, sulla sua realtà, sul desiderio di cambiamento che si respira, sulle giovani generazioni e la loro fame di merci, sull’enorme consenso al regime castrista della popolazione cubana, sulla differenza abissale tra la dittatura di Castro e la finta libertà di paesi come la Colombia, il Nicaragua, Santo Domingo, il Venezuela…semplicemente sarebbe stato meglio girare un altro film, che analizzasse semmai la posizione di Cuba non nell’agone mondiale (finto problema), ma nella realtà dell’America Centrale (vero problema). Ma la visione della storia di Stone, purtroppo, continua ad essere legata all’idea hegeliana degli “individui cosmico epocali”, cioè a coloro che incarnano il senso dell’evoluzione storica da sé, come si vede nel suo Nixon o nel recente Alexander. Ed è una visione enormemente deficitaria.

Comandate, di Oliver Stone, USA/Spagna, 2003, 90 minuti

Uscita: 22 aprile 2005


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