Non è affatto male Tickets, il film italo-inglese diretto a sei mani da Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach. La scelta interessante è quella di non essere un film a episodi, ma una staffetta senza soluzione di continuità: i tre registi si danno il cambio e raccontano vicende di personaggi differenti, ma riescono a mantenere un respiro unitario. Un po’ perché i personaggi dell’ultimo quadro sono presenti anche negli altri due racconti, un po’ perché la trilogia parte, volutamente, dai viaggiatori di prima classe per arrivare a chi stenta a permettersi la seconda, un po’ perché il film è costruito su una decisa unità di luogo e di tempo: un viaggio in treno con destinazione Roma Termini. Il dato più curioso, all’interno di questa continuità narrativa, è la discontinuità data dai cambi di fotografia, un effetto tanto più evidente quanto più il contesto offre contiguità. Che nel cinema la fotografia sia un tassello fondamentale, lo si sa da sempre. In Tickets rivela tutto il suo potere narrativo: la fotografia è il racconto, ancor di più delle tre regie, riconoscibili e distinguibili tra loro ovviamente, ma dall’impatto meno improvviso e folgorante rispetto ai cambiamenti di pellicola, colori e luci.
Olmi&Olmi, firmano il primo episodio: il padre Ermanno e il figlio Fabio lavorano assieme ormai da anni (Fabio Olmi ha firmato anche l’eccellente fotografia de Il Mestiere delle Armi) e in questo caso ritraggono un frammento proustiano, la vicenda interiore di Carlo Delle Piane, che alla partenza del treno si rende conto di provare un sentimento amoroso per una bella segretaria (Valeria Bruni Tedeschi). Questo è solo lo spunto per divagare nella memoria del protagonista, disegnando
una piccola parabola intima, molto ben riuscita. Il secondo episodio di Kiarostami è firmato, per la fotografia, dal tocco sgranato e pastoso dell’iraniano Mahmoud Kalari, alla prima esperienza con Kiarostami. La vicenda è quella di una signora insopportabile, vedova di un generale dell’esercito, che nel tratto di treno si aliena la simpatia di tutti i passeggeri e del suo accompagnatore. Meno bello degli altri due. Spicca invece Ken Loach e se vogliamo parlare di fotografi, spicca la mano di Chris Menges (che ha lavorato con Stephen Frears, Neil Jordan, Sean Penn, oltre ad aver firmato la fotografia di Mission). L’episodio di Loach è un buon piccolo film di Loach, con le tematiche care al regista: tre ragazzi (proletari) di Glasgow sono in treno per andare a vedere una partita di Champions League all’Olimpico. Nel viaggio incrociano una famiglia di albanesi, con cui avranno qualche problema. Ma tra chi viaggia in seconda classe faticando a pagare il biglietto, i problemi dovrebbero appianarsi. O no? Per una volta un film a sei mani non è un mostro a tre teste, ma una trilogia di racconti piacevoli diretti da ottimi registi. In cui nessuno fa la prima donna.
Tickets, di Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach, Italia/GB, 2005, 115 minuti
Cast: Carlo delle Piane, Valeria Bruni Tedeschi, Silvana De Santis, Filippo Trojano, Martin Compston, William Ruane, Gary Maitland, Klajdi Qorraj.
Uscita: 25 marzo 2005