A Natale si è tutti più buoni, ma quando uno vede una roba come Eros diventa una iena. Prima considerazione: da qualche anno è riesplosa la moda dei film a episodi, firmati da registi affermati che dicono la loro sui temi più vari. Qualche tempo fa ci eravamo visti Ten minutes older al festival di Venezia (2002), lavoro in cui 10 registi raccontavano la propria visione sullo scorrere del tempo (con pezzi di noia assoluta), della stessa genia potremmo citare 11 Settembre 2001, giustificato solo dall’argomento di attualità, mentre presto vedremo un film che unisce Loach, Kiarostami e Olmi. E ora ci becchiamo Eros, tre episodi sul desiderio e l’erotismo di Wong Kar Wai, Steven Soderbergh e Michelangelo Antonioni. Mio parere è che queste operazioni non siano particolarmente interessanti (non lo erano neanche 30 anni fa, quando si facevano frequentemente), specie se i film non sono “coordinati” tra loro in qualche maniera, ma semplicemente giustapposti in una sommatoria disorganica.
Seconda considerazione: La mano di Wong Kar Wai è bellissimo ed emozionante, fa parte per se stesso e merita da solo il prezzo del biglietto. Poi, mi raccomando, uscite. Perché La mano è inaccostabile all’insipido Equilibrium di Soderbergh e alla schifezza di Antonioni. Wong Kar Wai tratteggia, con la solita eleganza, l’amore
impossibile tra una prostituta di gran classe (la superba Gong Li) e il suo sarto che, per tutta la vita, toccherà il di lei corpo solo per rivestirlo e ornarlo di abiti meravigliosi. Non si sa come, ma Wong Kar Wai riesce a farci soffrire con niente, facendoci percepire l’intensità di sensualissimi silenzi e la dolorosa accettazione di destini divergenti e segnati. Se Soderbergh realizza un film dove non si capisce bene la trama, Antonioni però raggiunge baratri che neppure l’orrido Al di là delle nuvole era riuscito a sfiorare. Volgare, banale e sporcaccione, Il filo pericoloso delle cose è un oggetto cinematografico che mai ci saremmo augurati di vedere. In effetti non c’è molto da dire, ma vale la pena raccontarlo. Si parte con un topless mal fotografato e mal recitato. La nudità di lei è priva di pathos agli occhi di lui: sono infatti una coppa in crisi. Allora lui vaga un po’ da solo e incontra una sgnoccolona procace che gliela dà. Poi lui parte per lavoro. Nel finale la lei iniziale e la sgnoccolona si incontrano, nude, sulla spiaggia. Danzano assieme. Fine. La domanda si pone spontanea: vale la pena continuare a ridicolizzare il ricordo di un grande maestro? Buon Natale a tutti i lettori.
Eros, di Wong Kar Wai, Steven Soderbergh, Michelangelo Antonioni, Francia/Hong Kong/Italia/USA, 2004, 104 minuti
Cast: Christopher Buchholz, Regina Nemni, Luisa Ranieri, Robert Downey Jr., Alan Arkin, Ele Keats, Gong Li, Chang Chen.
Uscita: 3 dicembre 2004