Marie e Julien si sono conosciuti ad una festa a casa dell’editore d’arte Vincent per cui Marie lavora. Dopo essersi persi di vista, si incrociano per strada un anno dopo. I due sono attratti l’uno dall’altra e decidono di rivedersi. Marie dà buca all’appuntamento, ma poi, inspiegabilmente, ricompare a casa dell’uomo. Poi scompare di nuovo e solo attraverso una misteriosa telefonata di una misteriosa sconosciuta (quanti misteri!), Julien la ritrova, se la porta a casa, e pare che l’amore trionfi. Eppure i misteri non sono finiti. Marie è una di quelle donne che, neanche a dirlo, regalano lunghi silenzi, cambi d’umore repentini, si mordicchiano le labbra, sospirano, girano per casa scalze e tengono gli orli delle lunghe maniche sulle dita: la classica donna sull’orlo di un esaurimento nervoso, ma che, considerando le grazie della Beart, si trasforma in creatura affascinante (e misteriosa). Julien invece è un uomo duro, elegante, che di lavoro ripara orologi ascoltandone il suono inceppato (profonda metafora della sua volontà di comprendere la vera essenza del tempo), di
hobby ricatta persone di cui scopre nefandezze, e vive in una casa, ovviamente impeccabile, con l’immancabile gatto (notevole la scena in cui il micetto arretra su un’imprevista carrellata dell’operatore). La passione travolge Marie e Julien, chissà poi perché, e vediamo i due fare l’amore mentre sussurrano cose prive di ogni logica, ma che ci fanno capire quanto misterioso dolore si nasconda nelle loro vite, chissà poi perché; tutto pare andare bene, si fa per dire, ma il mistero si infittisce, inspiegabilmente (?!). Fatto sta che, scopriremo sempre più basiti, Emanuelle Beart si è suicidata molti mesi prima (eh?) e, scopriremo ancora, alcuni morti suicidi (non tutti, però…) necessitano dell’amore di un vivo per congedarsi dall’angoscia che li ha spinti all’insano gesto e finalmente riposare in pace. Senonché però, alla fine, l’amore che la morta prova per Julien la riporta in vita (ma non l’aveva già fatto Wenders?), anche se, pegno da pagare, Julien ha perso la memoria e non si ricorda più chi è la bella Marie. Non abbiamo dubbi che la fanciulla lo saprà riconquistare in fretta. Metafora sul tempo, la memoria, l’amore, la psiche, la vita che a volte si congela, la morte dell’anima e non saprei cos’altro, Storia di Marie e Julien è uno di quei film di cui si cercano arcani significati perché il regista è un autore importante (Jacques Rivette). Se non fosse così sarebbe semplicemente una storia noiosa e involuta piena di francesismi troppe volte visti sullo schermo.
Storia di Marie et Julien, di Jaques Rivette, Francia/Italia, 2003, 150 minuti
Cast: Emmanuelle Béart, Jerzy Radziwilowicz, Anne Brochet, Bettina Kee, Olivier Cruveiller, Mathias Jung, Nicole Garcia.
Uscita: 27 agosto 2004